<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>RINASCIMENTO SACRO</title>
	<atom:link href="http://www.rinascimentosacro.org/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.rinascimentosacro.org</link>
	<description>per un nuovo movimento liturgico benedettiano</description>
	<lastBuildDate>Thu, 21 Mar 2013 10:28:15 +0000</lastBuildDate>
	<language>en-US</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.5.1</generator>
		<item>
		<title>POPULUS SUMMORUM PONTIFICUM 2013 &#8211; Back in Rome.</title>
		<link>http://www.rinascimentosacro.org/populus-summorum-pontificum-2013-come-back-in-rome/</link>
		<comments>http://www.rinascimentosacro.org/populus-summorum-pontificum-2013-come-back-in-rome/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 19 Mar 2013 09:02:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Calendario]]></category>
		<category><![CDATA[PrimoPiano]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.rinascimentosacro.org/?p=328</guid>
		<description><![CDATA[Il Cœtus Internationalis Summorum Pontificum (CISP) è lieto di annunciare che chiuderà l’Anno della Fede con una peregrinatio Ad Petri Sedem. Dopo il fecondo successo spirituale del pellegrinaggio 2012, il popolo Summorum Pontificum torna a Roma per far risplendere la perenne [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.rinascimentosacro.org/wp-content/uploads/2013/03/UCPN2013-corretta.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-335" alt="UCPN2013 corretta" src="http://www.rinascimentosacro.org/wp-content/uploads/2013/03/UCPN2013-corretta-1024x570.jpg" width="717" height="399" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il<em> Cœtus Internationalis Summorum Pontificum</em> (CISP) è lieto di annunciare che chiuderà l’Anno della Fede con una <em>peregrinatio Ad Petri Sedem.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo il fecondo successo spirituale del pellegrinaggio 2012,<strong> il popolo Summorum Pontificum torna a Roma per far risplendere la perenne giovinezza della liturgia tradizionale presso la tomba dell’Apostolo. Il CISP intende così partecipare all’armonia e all’edificazione della Chiesa universale, nella docilità all’azione dello Spirito Santo</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il pellegrinaggio si terrà da giovedì 24 a domenica 27 ottobre 2013, e la sua organizzazione è stata avviata già da alcuni mesi, aderendo all’incoraggiamento a “<em>seguir adelante</em>” (andare avanti) calorosamente indirizzato al CISP dal Cardinale Canizares Lovera, Prefetto della Congregazione del Culto Divino, al termine del pontificale del 3 novembre.<strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lo scorso 14 marzo, il Cardinale Comastri, Arciprete della Basilica di San Pietro, ha comunicato la disponibilità della basilica il prossimo sabato 26 ottobre 2013, ore 11, per la celebrazione solenne, momento culminante del pellegrinaggio.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il CISP ringrazia il Card. Comastri per la sua benevolenza e invita tutti i gruppi che curano la celebrazione della Santa Messa nella forma straordinaria del rito romano a prepararsi sin d’ora con la preghiera al pellegrinaggio, e a sostenerne attivamente l’organizzazione, affinché tutti i sacerdoti, i religiosi, i seminaristi e i fedeli legati alla liturgia tradizionale possano convenire numerosi a Roma a dimostrare il loro amore per la Chiesa e la sede di Pietro.</p>
<p style="text-align: center;">***</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il CISP, costituito nel luglio dello scorso anno per l’organizzazione del pellegrinaggio del 2012, è oggi guidato da un comitato composto dal Cons. Giuseppe Capoccia, Delegato Generale, da Guillaume Ferluc, Segretario Generale, e da Don Claude Barthe, Cappellano. Il Cons. Capoccia succede al Cons. Riccardo Turrini Vita, nominato il 31 dicembre scorso Giudice della Corte d’Appello dello Stato della Città del Vaticano.</em></p>
<p style="text-align: justify;">fonte: <a href="http://www.unacumpapanostro.wordpress.com" target="_blank">unacumpapanostro.wordpress.com</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.rinascimentosacro.org/populus-summorum-pontificum-2013-come-back-in-rome/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La profezia di Lefebvre e l&#8217;alleanza di Ratzinger</title>
		<link>http://www.rinascimentosacro.org/la-profezia-di-lefebvre-e-lalleanza-di-ratzinger/</link>
		<comments>http://www.rinascimentosacro.org/la-profezia-di-lefebvre-e-lalleanza-di-ratzinger/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 20 Feb 2013 15:50:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Liturgia]]></category>
		<category><![CDATA[Nuovo Movimento Liturgico]]></category>
		<category><![CDATA[PrimoPiano]]></category>
		<category><![CDATA[Benedetto XVI]]></category>
		<category><![CDATA[Joseph Ratzinger]]></category>
		<category><![CDATA[Marcel Lefebvre]]></category>
		<category><![CDATA[Summorum Pontificum]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.rinascimentosacro.org/?p=320</guid>
		<description><![CDATA[La riforma liturgica di Paolo VI, senza precedenti nella storia della Chiesa per il tenore delle innovazioni e per lo spazio lasciato all&#8217;iniziativa personale del celebrante, fu promulgata nel 1969. Immediatamente suscitò reazioni negative e resistenze da parte delle più [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.rinascimentosacro.org/wp-content/uploads/2013/02/Marcel-Lefebvre.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-321" alt="Marcel Lefebvre" src="http://www.rinascimentosacro.org/wp-content/uploads/2013/02/Marcel-Lefebvre.jpg" width="274" height="184" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La riforma liturgica di Paolo VI, senza precedenti nella storia della Chiesa per il tenore delle innovazioni e per lo spazio lasciato all&#8217;iniziativa personale del celebrante, fu promulgata nel 1969. Immediatamente suscitò reazioni negative e resistenze da parte delle più alte sfere della Chiesa &#8211; il &#8220;<a target="_blank" rel="nofollow"><span style="color: blue;">Breve esame critico</span></a>&#8221; dei Cardinali Ottaviani e Bacci fu fatto pervenire a Paolo VI qualche settimana prima dell&#8217;entrata in vigore del nuovo messale &#8211; come anche dai semplici fedeli. Provocò inoltre la reazione di numerose personalità del mondo delle arti, delle lettere e della scienza, che si preoccupavano del declino culturale che essa rappresentava, nel famoso appello pubblicato sul Times il 6 luglio 1971 e all&#8217;origine dell&#8217;indulto detto “<em>Agatha Christie</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti, dalla morte di Paolo VI, appena dieci anni più tardi, era già chiaro, persino ai suoi promotori, che questa riforma non aveva raggiunto i suoi obbiettivi e che le chiese cominciavano a svuotarsi.</p>
<p style="text-align: justify;">All&#8217;inizio degli anni &#8217;80 una reazione di buon senso si manifestò in modo via via più chiaro: perché non lasciare le forme liturgiche antiche a disposizione di coloro che vi trovavano il proprio nutrimento sacramentale e spirituale? E visto che all&#8217;epoca tutto sembrava ormai libero e permesso, perché non permettere anche ciò che si faceva prima? Paolo VI stesso, prima di morire, non aveva forse dato un segno forte relegando Monsignor Annibale Bugnini, l&#8217;autore della riforma, ad una sorta di esilio a Teheran? Il papa non aveva capito che la messa che porterà per sempre il suo nome, voluta come la radiosa manifestazione della &#8220;primavera&#8221; conciliare, si rivelava in effetti un nuovo strumento di divisione in una Chiesa che si stava indebolendo?</p>
<p style="text-align: justify;">La questione della libertà della messa preconciliare emerse da subito nel pontificato aperto nel 1978 da Giovanni Paolo II, anche se poi ci sono voluti trent&#8217;anni perché trovasse una risposta con il Motu Proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI. All&#8217;epoca, in effetti, era stata già annunciata dai due personaggi che rimarranno per la storia &#8211; quali che siano le opinioni che si abbiano su l&#8217;uno e sull&#8217;altro &#8211; le figure chiave della soluzione della frattura liturgica: Joseph Ratzinger e Marcel Lefebvre.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span id="yui_3_7_2_1_1361350348141_6621" style="color: #a52a2a;">I – MONSIGNOR LEFEBVRE : LA « PROFEZIA » SULLA LIBERTA&#8217; DELLA MESSA NEL 1979</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;11 marzo 1979, davanti ai suoi seminaristi di Écône, Monsignor Lefebvre <a target="_blank" rel="nofollow"><span style="color: blue;">dichiarava</span></a>:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<i id="yui_3_7_2_1_1361350348141_6622">Se veramente il Papa rimettesse la messa tradizionale al suo posto nella Chiesa, credo che potremmo dire che l&#8217;essenziale per la nostra vittoria sarebbe fatto. Il giorno in cui davvero la messa diverrà nuovamente la messa della Chiesa, la messa delle parrocchie, la messa delle chiese, certo ci saranno ancora delle difficoltà, ci saranno ancora discussioni, ancora opposizioni, e tutto quello che volete, ma alla fine, la messa di sempre, la messa che è il cuore della Chiesa, la messa che è l&#8217;essenziale della Chiesa, quella messa riprenderà il suo posto, il posto che forse non sarà ancora abbastanza, e bisognerà evidentemente dargliene uno ancora più grande, ma alla fine comunque, il solo fatto che tutti i sacerdoti che lo desiderano potranno dire quella messa io credo già questo avrà delle conseguenze enormi sulla Chiesa.</i></p>
<p style="text-align: justify;">Credo che il nostro apporto sarà stato utile per arrivare a quel momento, se veramente arriverà&#8230; Ecco, io credo che la Tradizione sarà salva. Il giorno in cui verrà salvata la messa, la Tradizione della Chiesa sarà salva, perché con la messa ci sono i sacramenti, con la messa c&#8217;è il Credo, con la messa c&#8217;è il catechismo, con la messa c&#8217;è la Bibbia, e tutto, tutto&#8230; ci sono i seminari&#8230; e c&#8217;è la Tradizione che si salva. si può dire che si vedrà la luce di un&#8217;aurora nella Chiesa, che avremo attraversato una tempesta formidabile, saremo stati nell&#8217;oscurità più completa, sferzati da tutti i venti e che alla fine all&#8217;orizzonte si rivelerà di nuovo la messa, la messa che è il sole della Chiesa, che è il sole della nostra vita, il sole della vita cristiana&#8230;&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Il solo fatto che tutti i sacerdoti che lo desiderano potranno dire quella messa io credo già questo avrà delle conseguenze enormi sulla Chiesa&#8221;: non è forse esattamente questo il contributo fondamentale del Motu Proprio del 2007? La Fraternità San Pio X si è fortemente felicitata di questo testo liberatore attraverso le parole di Monsignor Fellay. E questo non è stato che un atto di giustizia visto che proprio il fondatore della Fraternità l&#8217;aveva annunciato come &#8220;un&#8217;aurora nella Chiesa&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><img alt="" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span id="yui_3_7_2_1_1361350348141_6626" style="color: #a52a2a;">II &#8211; IL CARDINALE RATZINGER: IL PRINCIPIO DELLA LIBERTA&#8217; DELLA MESSA SANCITO NEL 1982</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Questa della libertà liturgica, all&#8217;inizio del pontificato wojtyliano, è stata un&#8217;idea che era nell&#8217;aria. Oggi sappiamo che, appena nominato Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede &#8211; e ufficiosamente incaricato dal Papa Giovanni Paolo II di prendersi carico della questione della contestazione liturgica -, il 16 novembre 1982 il Cardinale Joseph Ratzinger organizzò una riunione presso il Palazzo del Sant&#8217;Uffizio &#8220;in materia delle questioni liturgiche&#8221; (1), ovvero per discutere sul problema liturgico in sé e contemporaneamente sul problema della Fraternità San Pio X.</p>
<p style="text-align: justify;">1982. Esattamente un quarto di secolo prima del Summorum Pontificum. <b id="yui_3_7_2_1_1361350348141_6627">Durante quella riunione il Cardinale Ratzinger aveva ottenuto che senza eccezioni tutti i partecipanti (2) affermassero come un&#8217;evidenza di buon senso che &#8220;il messale romano, nella forma sotto la quale è stato usato fino al 1969, deve essere ammesso dalla Santa Sede in tutta la Chiesa per le Messe celebrate nella lingua latina&#8221;.</b> I prelati in quell&#8217;occasione parlarono anche della questione della Fraternità San Pio X e valutarono che la sua soluzione doveva avere inizio con una visia canonica (che ebbe infatti luogo cinque anni dopo).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span id="yui_3_7_2_1_1361350348141_6637" style="color: #a52a2a;">III &#8211; L&#8217;ALLEANZA RATZINGER/LEFEBVRE PER IL RAGGIUNGIMENTO DELLA LIBERTA&#8217; LITURGICA</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Le tappe del processo di liberazione della liturgia antica, processo tanto inaudito quanto la riforma Bugnini stessa, hanno contrassegnato il quarto di secolo che seguì questa presa di posizione del Cardinale Ratzinger. Nei fatti questo processo si è rivelato intimamente legato al regolamento canonico delle questioni concernenti la Fraternità San Pio X, anche se, ufficialmente, tutti vogliono considerare che si trattava di due faccende distinte.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>a) Il 18 marzo 1984,</b> il Cardinale Casaroli, Segretario di Stato, scrive (su impulso del Cardinale Ratzinger) al Cardinale Casoria, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino, per chiedergli di preparare il primo atto della restaurazione dell&#8217;uso del messale tradizionale: &#8220;un divieto assoluto dell&#8217;uso di quel messale non può essere giustificato né dal punto di vista teologico, né da quello giuridico&#8221;. Il 3 ottobre 1984, il successore del Cardinale Casoria al Culto Divino, Monsignor Mayer, invia dunque ai presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo la circolare <a target="_blank" rel="nofollow"><span style="color: blue;"><i>Quattuor abhinc annos</i></span></a>, detta &#8220;Indulto del 1984&#8243;, che autorizzava le celebrazioni secondo il messale del 1962 &#8220;per il gruppi che lo chiedevano&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>b) Il 30 ottobre 1987,</b> l&#8217;ultimo giorno dell&#8217;assemblea del Sinodo sulla &#8220;vocazione e missione dei fedeli laici nella Chiesa e nel mondo&#8221;, il Cardinale Ratzinger annuncia che viene avviata una visita apostolica presso l&#8217;opera di Marcel Lefebvre. Dopo questa visita, svolta dal Cardinale canadese Édouard Gagnon, presidente del Consiglio per la Famiglia, hanno luogo in aprile e maggio 1988 delle negoziazioni tra il Cardinale Ratzinger e Monsignor Lefebvre che portano all&#8217;accordo del 5 maggio, fatto saltare alla fine da quest&#8217;ultimo &#8211; essenzialmente per la mancanza di garanzie sulla nomina e la data dell&#8217;ordinazione di un altro vescovo per la Fraternità. Successivamente Monsignor Lefebvre procede all&#8217;ordinazione di quattro vescovi a Écône il 30 giugno 1988. Come reazione, Roma pubblica il Motu Proprio Ecclesia Dei del 2 luglio 1988 che, condannando Monsignor Lefebvre, istituiva una Commissione pontificale per &#8220;facilitare la piena comunione ecclesiale&#8221; dei sacerdoti e dei religiosi legati al messale del 1962 e per supervisionare l&#8217;applicazione dell&#8217;indilto del 1984 da parte dei vescovi.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>c) Nel gennaio 2002,</b> l&#8217;accordo mancato del 1988 tra Monsignor Lefebvre e Roma ispira quello fatto a beneficio di Monsignor Licinio Rangel, successore di Monsignor de Castro Mayer alla testa della comunità tradizionale della diocesi di Campos. Viene creato un ordinariato personale e Roma accetta, nel giugno dello stesso anno, che venga designato un coadiutore per succedere automaticamente a Monsignor Rangel. Una comunità di più di 20.000 fedeli, una ventina di sacerdoti e altrettante scuole tornano dunque alla piena comunione con Roma conservando pienamente i propri usi liturgici preconciliari.</p>
<p style="text-align: justify;"><b id="yui_3_7_2_1_1361350348141_6638">d) A coronamento di questo processo, il 7 luglio 2007,</b> il Papa Benedetto XVI promulga il Motu Proprio Summorum Pontificum che restituisce a tutti i sacerdoti l&#8217;uso privato del messale del 1962 e invita i parroci a rispondere favorevolmente ai gruppi stabili di fedeli che ne vogliono beneficiare. Salutato dal superiore della FSSPX, Monsignor Fellay, questo testo, che ha valore di &#8220;legge universale della Chiesa&#8221; come precisato dall&#8217;istruzione<a target="_blank" rel="nofollow"><span style="color: blue;">Universæ Ecclesiæ</span></a>, favorisce i contatti fra Roma ed Écône e permette, nel gennaio 2009, la remozione delle scomuniche ai vescovi consacrati nel 1988.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #a52a2a;">IV &#8211; LA LIBERTA&#8217; LITURGIACA / LIBERTA&#8217; TEOLOGICA: IL DISCORSO DEL LUGLIO 1988 DI JOSEPH RATZINGER SU MONSIGNOR LEFEBVRE</span></strong><img alt="" /></p>
<p style="text-align: justify;">Nella nostra lettera francese del 4 giugno 2010 (<a target="_blank" rel="nofollow"><span style="color: blue;">lettre PL 233</span></a>), relativa al libro di Monsignor Brunero Gherardini &#8220;Concilio Ecumenico Vaticano II. Un discorso da fare&#8221; (Casa Mariana Editrice, 2009), evocavamo un discorso molto importante pronunciato dal Cardinale Ratzinger il 13 luglio 1988 davanti ai vescovi del Cile e della Colombia (3). In questa allocuzione, il futuro papa, esaminava le responsabilità di ciascuno all&#8217;indomani delle consacrazioni episcopali da parte di Monsignor Lefebvre a Écône il 30 luglio 1988.</p>
<p style="text-align: justify;">Quel discorso contiene due affermazioni fondamentali per comprendere l&#8217;attuale pontificato:<br />
a) &#8220;La verità è che lo stesso Concilio non ha definito nessun dogma e ha voluto in modo cosciente esprimersi ad un livello più modesto, meramente come Concilio pastorale; certo, molti lo interpretano come se fosse quasi il superdogma che toglie importanza a tutto il resto&#8221;;<br />
b) &#8220;Difendere la validità e il carattere obbligatorio del Concilio Vaticano II, nel confronto con Monsignor Lefebvre, è e continuerà ad essere una necessità&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Da cui una difficoltà ancora irrisolta oggi e che ha pesato sulle recenti discussioni tra la FSSPX e Roma: quale &#8220;carattere obbligatorio&#8221; possono comportare degli insegnamenti per la fede espressi &#8220;ad un livello più modesto&#8221; rispetto al Credo?</p>
<p style="text-align: justify;"><b id="yui_3_7_2_1_1361350348141_6639">Questo parallelo scioccherà alcuni, ma perché non applicare al Concilio ciò che il Santo Padre ha applicato alla liturgia?</b> Per relativizzare il carattere di superliturgia della nuova messa il Papa ha in effetti ricordato con il Motu Proprio Summorum Pontificum che la messa antica non era mai stata vietata e ne ha reso libero l&#8217;uso (almeno teoricamente) ai sacerdoti ed ai fedeli.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #a52a2a;">V &#8211; I COMMENTI DI PAIX LITURGIQUE</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">1) La dichiarazione fatta l&#8217;11 maggio 1979 da Monsignor Lefebvre è stupefacente non solo in ragione della data, ma anche perché essa mette il prelato di Écône sotto una luce un po&#8217; diversa da quella a cui siamo abituati. Niente di volutamente polemico o di rigido, ancor meno di settario, nelle sue parole del 1979. Esprime invece una speranza sulla vita concreta della Chiesa. E&#8217; un &#8220;Lefebvre pastorale&#8221;, nel senso dato al termine dal Concilio, ma con un altro tenore: quello di un ecumenismo intra-ecclesiale appoggiato sull&#8217;esperienza concreta della libertà della messa tradizionale nelle parrocchie in vista di favorire il rinnovamento liturgico, spirituale e dottrinale.<br />
Il fondatore della FSSPX testimonia la sua speranza di vedere la messa tradizionale divenire liberamente &#8220;la messa delle parrocchie, la messa delle chiese&#8221;. Certo, ammette che &#8220;ci saranno ancora delle difficoltà, ci saranno ancora discussioni, ancora opposizioni, e tutto quello che volete&#8221;. Ma mira all&#8217;essenziale, molto concretamente: &#8220;quella messa riprenderà il suo posto, il posto che forse non sarà ancora abbastanza&#8221;. Assegna poi alla sua opera una finalità tanto più forte per quanto sembri modesta: &#8220;il solo fatto che tutti i sacerdoti che lo desiderano potranno dire quella messa io credo già questo avrà delle conseguenze enormi sulla Chiesa. Credo che il nostro apporto sarà stato utile per arrivare a quel momento, se veramente arriverà&#8221;. E Monsignor Lefebvre prosegue, sviluppando il tema della coerenza liturgia/dottrina: &#8220;con la messa ci sono i sacramenti, con la messa c&#8217;è il Credo, con la messa c&#8217;è il catechismo, con la messa c&#8217;è la Bibbia, e tutto, tutto&#8230;&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">2) Per quanto riguarda il processo di liberalizzazione iniziato dal Cardinale Ratzinger nel 1982, anch&#8217;esso fu assolutamente pastorale e concreto. Possiamo parlare, come per il dogma &#8211; ma in questo caso per ciò che concerne la liberalizzazione in pratica della messa detta oggi straordinaria -, di &#8220;evoluzione omogenea&#8221;:<br />
:: La circolare <i>Quattuor abhinc annos</i>, del 3 ottobre 1984: La messa tradizionale può essere autorizzata dai vescovi, ma a certe regole e comunque non nelle chiese parrocchiali;<br />
:: Il Motu Proprio Ecclesia Dei Adflicta del 2 luglio 1988: I vescovi sono invitati a dare il permesso alla sua celebrazione in modo (in teoria) largo e generoso nelle loro rispettive diocesi;<br />
:: L&#8217;erezione dell&#8217;Amministrazione apostolica personale Saint-Jean-Marie-Vianney a Campos nel gennaio 2002: Essa può rappresentare la sorgente unica della vita eucaristica di un&#8217;intera comunità;<br />
:: Il Motu Proprio Summorum Pontificum del 7 luglio 2007: La decisione di celebrarla spetta ora (in teoria) ai parroci per le rispettive parrocchie. In particolare si dichiara che la messa antica non è mai stata abolita e la sua celebrazione diventa un diritto per tutti i sacerdoti di rito romano senza alcuna restrizione.<br />
:: Logicamente un ultimo testo non potrà che intervenire un giorno per constatarne la libertà. Una libertà &#8220;normale&#8221;, secondo le parole del Cardinale Cañizares, di celebrare la messa straordinaria in tutte le chiese. La &#8220;messa di sempre&#8221; sarà diventata allora, per il rito romano, la &#8220;messa di ogni luogo&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">3) Sarà difficile che arrivi quest&#8217;ultima tappa, perché si è passati da un non-dogma del Vaticano II a un superdogma che si estende anche alla liturgia del Vaticano II; si è passati da un concilio non infallibile, che non riguarda questioni di fede, a un preteso &#8220;spirito del Concilio&#8221; tirannico che intende dogmatizzare anche le nuove forme del culto divino.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla fine è una sana libertà che occorre difendere, una vera libertà teologica, non per contestare il dogma cattolico ma per spiegarlo, per difenderlo e anche per farlo &#8220;progredire&#8221;, o meglio, per far progredire la sua giusta comprensione</p>
<p style="text-align: justify;">Questa libertà è strettamente connessa ad una sana libertà liturgica, non da usare per ogni tipo di abuso, ma per illustrare, difendere e per far progredire la fede dei fedeli nella transustanziazione eucaristica, la fede nel sacrificio propiziatorio riprodotto dalla celebrazione della messa, la fede nel sacerdozio sacramentale e gerarchico istituito da Gesù Cristo.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è forse un paradosso che oggi sia liberamente permesso tutto, e solo una libertà sia imbrigliata, quella che vuole essere esercitata nei percorsi tradizionali, libertà che viene rifiutata da coloro che stringono ancora nelle mani le leve del potere, una libertà che è talmente inquadrata nelle loro regole da essere di fatto annichilita, e tutto ciò nel nome della &#8220;spirito&#8221; di un Concilio che si è considerato come un concilio &#8220;liberatore&#8221;?<em> © 2013 La Paix Liturgique</em></p>
<p style="text-align: justify;">***</p>
<p style="text-align: justify;"><i id="yui_3_7_2_1_1361350348141_6641">(1) &#8220;Nel 1982 neanche l’alleanza Ratzinger-Casaroli riuscì a sdoganare la Messa tridentina&#8221;, <a target="_blank" rel="nofollow"><span style="color: blue;">Il Foglio</span></a>, 19 marzo 2006.</i></p>
<p style="text-align: justify;">(2) Si trattava, oltre a lui stesso come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede: dei Cardinali Sebastiano Baggio, Prefetto della Congregazione dei Vescovi; William W. Baum, arcivescovo di Washington; Agostino Casaroli, Segretario di Stato; Silvio Oddi, Prefetto della Congregazione del Clero; e di Monsignor Giuseppe Casoria, a quel tempo pro-Prefetto della Congregazione per il Culto e i Sacramenti.</p>
<p style="text-align: justify;">(3) Monsignor Müller, nuovo Prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede, ha iniziato, quando era vescovo di Ratisbona, la pubblicazione dell&#8217;opera completa di Joseph Ratzinger in 16 volumi. Tra i volumi pubblicati fino ad ora non troviamo traccia di questo discorso pronunciato il 13 luglio 1988, mentre la sua formulazione avrebbe potuto trovare posto nel tomo 7 sull&#8217;insegnamento del Vaticano II e la sua interpretazione come nel tomo 11 sulla teologia della liturgia. Segue&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">(4) L’abbé Claude Barthe, &#8220;Rome/Fraternité Saint-Pie X : où en sommes-nous?&#8221;, in <em>L’Homme nouveau</em>, 5 gennaio 2013.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.rinascimentosacro.org/la-profezia-di-lefebvre-e-lalleanza-di-ratzinger/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il Pellegrinaggio a Roma: emozione e riconoscenza.</title>
		<link>http://www.rinascimentosacro.org/il-pellegrinaggio-a-roma-emozione-e-riconoscenza/</link>
		<comments>http://www.rinascimentosacro.org/il-pellegrinaggio-a-roma-emozione-e-riconoscenza/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 22 Nov 2012 10:39:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Calendario]]></category>
		<category><![CDATA[PrimoPiano]]></category>
		<category><![CDATA[Coordinamento]]></category>
		<category><![CDATA[pellegrinaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[Una cum papa nostro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.rinascimentosacro.org/?p=312</guid>
		<description><![CDATA[Il pellegrinaggio della messa tradizionale a Roma: un coronamento ma anche un momento propulsivo di Jeanne Smits &#8211; Emozione e riconoscenza: ecco i due sentimenti che, di sicuro, hanno  animato le centinaia di pellegrini che hanno partecipato ai diversi appuntamenti proposti dal [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.rinascimentosacro.org/wp-content/uploads/2012/11/DSC_0060.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-316" title="DSC_0060" src="http://www.rinascimentosacro.org/wp-content/uploads/2012/11/DSC_0060.jpg" alt="" width="512" height="371" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Il pellegrinaggio della messa tradizionale a Roma: </strong><strong>un coronamento ma anche un momento propulsivo</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>di Jeanne Smits</em> &#8211; Emozione e riconoscenza: ecco i due sentimenti che, di sicuro, hanno  animato le centinaia di pellegrini che hanno partecipato ai diversi appuntamenti proposti dal <em>Coetus Internationalis Summorum Pontificum</em> dal primo al tre novembre, e le migliaia di persone, soprattutto laici, che hanno partecipato al momento culminante, nella Basilica di S. Pietro, sabato pomeriggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Emozione di vedere davvero onorata la liturgia tradizionale, in tutta la bellezza che le è propria. E non è un caso se la messa di commemorazione di tutti i defunti, venerdì, nella chiesa della Trinità dei Pellegrini, ha radunato un numero considerevole di fedeli. Celebrata da Mons. Sciacca, Segretario del Governatorato della Città del Vaticano, essa fa parte dei riti che contrastano più violentemente con il loro corrispondente nella liturgia &#8220;ordinaria&#8221;: che ha &#8220;dimenticato&#8221; i paramenti neri, &#8220;dimenticato&#8221; il lato terribile della morte, &#8220;dimenticato&#8221;, troppo spesso, le preghiere per strappare i defunti dagli artigli dell&#8217;inferno&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">La chiesa della Trinità dei Pellegrini, parrocchia personale interamente dedicata alla liturgia tradizionale, è uno dei numerosi e, inizialmente, inattesi frutti del Motu Proprio. Affidata nel 2008 alla Fraternità San Pietro, essa accoglie molti pellegrini di passaggio a Roma; soprattutto, è sovente visitata da seminaristi e da sacerdoti che si stanno formando nella città eterna, e che vengono qui a scoprire una liturgia che non conoscono. Molti di loro non si limitano a soddisfare una curiosità, ma chiedono di imparare a celebrare la liturgia tradizionale, e spesso lo fanno proprio lì.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi eravamo presenti solo all’appuntamento di sabato, ed abbiamo potuto vedere e vivere sul posto la profonda pietà e l’atmosfera di pace del pellegrinaggio. Dopo l’adorazione eucaristica per tutta la mattinata a San Salvatore in Lauro, sull’altra sponda del Tevere, alla quale hanno assistito numerosi sacerdoti e chierici, centinaia di fedeli si sono ritrovati per una processione contraddistinta dal canto degli inni latini tradizionali e delle litanie dei santi. In un istante, la grande diversità delle origini nazionali e linguistiche non ha più costituito un problema. Si pregava, si cantava insieme grazie alla lingua latina, che è il patrimonio comune di tutti i fedeli di rito latino…</p>
<p style="text-align: justify;">A quando risaliva una processione come questa, all’ombra di Castel sant’Angelo, e poi lungo la corsia centrale di via della Conciliazione? È stata la marcia lenta e solenne, sotto lo sguardo sbalordito dei numerosi turisti del week-end di Ognissanti (“È per un film?”), di centinaia e centinaia di persone che rendevano a loro modo “visibile” la Chiesa. Cosa certo non originale a Roma, ma che in quell’occasione significava molto.</p>
<p style="text-align: justify;">Stessa impressione di forza e di pace in Basilica… Bisogna sottolineare la caratura dei partecipanti: accanto al Cardinal Canizares, il cerimoniere era don Almiro de Andrade, della Commissione Ecclesia Dei; mons. Juan Miguel Ferrer Grenesche, sotto-segretario del Culti Divino, era il prete assistente; il diacono, don William Barker, è vicario alla Trinità dei Pellegrini; il suddiacono era il domenicano padre Réginald-Marie, della Fraternità San Vincenzo Ferrier; il secondo cerimoniere, don Marco Cuneo, della diocesi di Albenga-Imperia. Era anche presente, come “familiare”, don Rinaldo Bombardelli, il sacerdote che ha “riportato la messa tridentina a Trento”, dopo averla scoperta grazie al Motu Proprio.</p>
<p style="text-align: justify;">Si vedevano dei sacerdoti “felici come dei bambini a Natale”, ha commentato uno degli organizzatori uscendo dalla messa. Se quella stessa mattina non ci fosse stata la messa celebrata da Benedetto XVI in San Pietro per i cardinali defunti nell’anno, parecchi cardinali si sarebbero uniti ai tanti sacerdoti e prelati presenti in coro: numerosi hanno inviato un messaggio per scusarsi di non poter partecipare.</p>
<p style="text-align: justify;">Si notava, comunque, la presenza di mons. Di Noia, insediato alla Commissione ecclesia Dei per facilitare i rapporti con la Fraternità San Pietro; quella di mons. Perl, già responsabile della Commissione, e del suo attuale presidente, mons. Pozzo, che quella stessa mattina aveva appreso la sua elezione ad arcivescovo ed elemosiniere del Papa. Mons. Wach, don Laguérie, don Cantoni dell’Opus Mariae e molti altri sacerdoti e religiosi come don Nicola Bux, e padre Nuara, domenicano italiano, hanno voluto anch’essi essere presenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma è stata, soprattutto, un’iniziativa dei fedeli: diversi rappresentanti e personalità della <em>Federazione Internazionale Una Voce</em>, che erano presenti (Patrick Banken, Jack Oostveen, Leo Darroch, Jacques Dhaussy e altri…), hanno contribuito a far conoscere il pellegrinaggio, che è stato sostenuto con entusiasmo da don Claude Barthe. I loro sforzi hanno avuto successo, poiché si può dire che l’evento ha segnato una tappa importante nella “normalizzazione” della messa tradizionale, dopo tanti anni difficili nel corso dei quali numerosi istituti, fraternità, comunità l’hanno conservata nonostante venti e maree contrari. Ma non si è trattato di una conclusione: occorre vedere nell’evento un momento propulsivo, che si deve a tante persone ostinate nel loro amore per la Chiesa, per la liturgia e per la messa, e che sta acquistando forza crescente. <em>© 2012 Présent &#8211; France n° 7726 di Sabato 10 novembre 2012</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.rinascimentosacro.org/il-pellegrinaggio-a-roma-emozione-e-riconoscenza/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Le foto della chiusura del Pellegrinaggio &#8220;Una cum Papa nostro&#8221;</title>
		<link>http://www.rinascimentosacro.org/le-foto-della-chiusura-del-pellegrinaggio-una-cum-papa-nostro/</link>
		<comments>http://www.rinascimentosacro.org/le-foto-della-chiusura-del-pellegrinaggio-una-cum-papa-nostro/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 04 Nov 2012 19:06:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[PrimoPiano]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.rinascimentosacro.org/?p=303</guid>
		<description><![CDATA[© 2012 rinascimentosacro.org]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><object width="600" height="400" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="https://picasaweb.google.com/s/c/bin/slideshow.swf" /><param name="flashvars" value="host=picasaweb.google.com&amp;hl=it&amp;feat=flashalbum&amp;RGB=0x000000&amp;feed=https%3A%2F%2Fpicasaweb.google.com%2Fdata%2Ffeed%2Fapi%2Fuser%2F112155638212931755104%2Falbumid%2F5807020588850587537%3Falt%3Drss%26kind%3Dphoto%26hl%3Dit" /><param name="pluginspage" value="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" /><embed width="600" height="400" type="application/x-shockwave-flash" src="https://picasaweb.google.com/s/c/bin/slideshow.swf" flashvars="host=picasaweb.google.com&amp;hl=it&amp;feat=flashalbum&amp;RGB=0x000000&amp;feed=https%3A%2F%2Fpicasaweb.google.com%2Fdata%2Ffeed%2Fapi%2Fuser%2F112155638212931755104%2Falbumid%2F5807020588850587537%3Falt%3Drss%26kind%3Dphoto%26hl%3Dit" pluginspage="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" /></object><br />
© 2012 rinascimentosacro.org</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.rinascimentosacro.org/le-foto-della-chiusura-del-pellegrinaggio-una-cum-papa-nostro/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Canizares: «Celebro in rito antico per far comprendere che è normale usarlo»</title>
		<link>http://www.rinascimentosacro.org/canizares-celebro-in-rito-antico-per-far-comprendere-che-e-normale-usarlo/</link>
		<comments>http://www.rinascimentosacro.org/canizares-celebro-in-rito-antico-per-far-comprendere-che-e-normale-usarlo/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 31 Oct 2012 11:32:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nuovo Movimento Liturgico]]></category>
		<category><![CDATA[PrimoPiano]]></category>
		<category><![CDATA[Canizares Llovera]]></category>
		<category><![CDATA[cardinale]]></category>
		<category><![CDATA[Culto Divino]]></category>
		<category><![CDATA[pellegrinaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Una cum papa nostro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.rinascimentosacro.org/?p=299</guid>
		<description><![CDATA[Il cardinale Cañizares spiega perché ha accettato di presiedere in San Pietro la messa di sabato per i fedeli del pellegrinaggio «Una cum Papa nostro». di Andrea Tornielli - «Ho accettato volentieri di celebrare la messa di sabato prossimo per [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Il cardinale Cañizares spiega perché ha accettato di presiedere in San Pietro la messa di sabato per i fedeli del pellegrinaggio «Una cum Papa nostro».</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.rinascimentosacro.org/wp-content/uploads/2012/10/canizares_ratzi_foto.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-300" title="canizares_ratzi_foto" src="http://www.rinascimentosacro.org/wp-content/uploads/2012/10/canizares_ratzi_foto.jpg" alt="" width="315" height="331" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><em>di Andrea Tornielli -</em> «Ho accettato volentieri di celebrare la messa di sabato prossimo per i pellegrini venuti a ringraziare il Papa per il dono del motu proprio Summorum Pontificum: è un modo per far comprendere che è normale usare la forma straordinaria dell’unico rito romano…». Il cardinale Antonio Cañizares Llovera, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino, risponde così alla domanda di Vatican Insider sul significato della celebrazione che avrà luogo sabato prossimo, 3 novembre, alle ore 15, presso l’altare della Cattedra nella basilica di San Pietro. Proprio questa mattina, il portavoce del pellegrinaggio intitolato «Una cum Papa nostro» ha annunciato la presenza alla celebrazione anche dell’arcivescovo Augustine Di Noia, vicepresidente della Pontificia Commissione Ecclesia Dei.</p>
<p style="text-align: justify;"> <strong>Qual è il senso di questo pellegrinaggio?</strong></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"> «È quello di rendere grazie a Dio e di ringraziare il Papa per il motu proprio di cinque anni fa, che ha riconosciuto il valore della liturgia celebrata secondo il messale del beato Giovanni XXIII sottolineando la continuità della tradizione nel rito romano. Riconoscendo la liturgia precedente si comprende che nel riformare non si nega ciò che era in uso precedentemente».</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"> <strong>Perché ha accettato di celebrare la messa per i pellegrini che seguono il rito preconciliare?</strong></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"> «Ho accettato perché è un modo per far comprendere che è normale l’uso del messale del 1962: esistono due forme dello stesso rito, ma è lo stesso rito e dunque è normale usarlo nella celebrazione. Ho già celebrato diverse volte con il messale del beato Giovanni XXIII e lo farò volentieri anche questa volta. La Congregazione della quale il Papa mi ha chiamato ad essere Prefetto non ha nulla in contrario all’uso della liturgia antica, anche se il compito proprio del nostro dicastero è di approfondire il significato del rinnovamento liturgico secondo le direttive della costituzione Sacrosanctum Concilium e dunque di metterci sulla scia del Concilio Vaticano II. A questo proposito bisogna dire che anche la forma straordinaria del rito romano deve essere illuminata da quella costituzione conciliare, che nei primi dieci paragrafi approfondisce il vero spirito della liturgia e dunque vale per tutti i riti».</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"> <strong>Cinque anni dopo come giudica l’attuazione del motu proprio Summorum Pontificum?</strong></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"> «Non conosco nei dettagli ciò che avviene nel mondo, anche perché la competenza su questo è della Commissione Ecclesia Dei, ma credo che poco a poco si cominci a comprendere come la liturgia è fondamentale nella Chiesa e noi dobbiamo ravvivare il senso del mistero e del sacro nelle nostre celebrazioni. Inoltre mi sembra che a cinque anni di distanza si possa meglio comprendere come non si tratti soltanto di alcuni fedeli che vivono nella nostalgia del latino, ma che si tratti di approfondire il senso della liturgia. Tutti siamo Chiesa, tutti viviamo la stessa comunione. Il Papa Benedetto XVI lo ha spiegato molto bene e nel primo anniversario del motu proprio ha ricordato che “nessuno è di troppo nella Chiesa”».</p>
</blockquote>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.rinascimentosacro.org/canizares-celebro-in-rito-antico-per-far-comprendere-che-e-normale-usarlo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>UCPN: il programma completo per una Messa sotto i migliori auspici</title>
		<link>http://www.rinascimentosacro.org/ucpn-il-programma-completo-per-una-messa-sotto-i-migliori-auspici/</link>
		<comments>http://www.rinascimentosacro.org/ucpn-il-programma-completo-per-una-messa-sotto-i-migliori-auspici/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 30 Oct 2012 09:47:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Calendario]]></category>
		<category><![CDATA[PrimoPiano]]></category>
		<category><![CDATA[pellegrinaggio]]></category>
		<category><![CDATA[programma]]></category>
		<category><![CDATA[Una cum papa nostro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.rinascimentosacro.org/?p=291</guid>
		<description><![CDATA[WEDNESDAY, OCTOBER 31, 2012 Church of SS.ma Trinità dei Pellegrini 7.15pm I Vesperae Omnium Sanctorum. *** THURSDAY, NOVEMBER 1, 2012 Church of SS.ma Trinità dei Pellegrini 10.30am Missa Pontificalis Omnium Sanctorum, celebrat Em.mus ac Rev.mus Dominus WALTER S.R.E. Card. BRANDMULLER 5.30pm II Vesperae Omnium [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.rinascimentosacro.org/wp-content/uploads/2012/10/UCPN-20121103-Program-ITA.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-293" title="UCPN 20121103 Program ITA" src="http://www.rinascimentosacro.org/wp-content/uploads/2012/10/UCPN-20121103-Program-ITA-1024x682.jpg" alt="" width="502" height="334" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>WEDNESDAY, OCTOBER 31, 2012</strong></p>
<div style="text-align: center;"><strong>Church of SS.ma Trinità dei Pellegrini</strong></div>
<div style="text-align: center;"></div>
<div style="text-align: center;"><strong>7.15pm</strong> I Vesperae Omnium Sanctorum.</div>
<div style="text-align: center;"></div>
<div style="text-align: center;">***</div>
<div style="text-align: center;"></div>
<div style="text-align: center;"><strong>THURSDAY, NOVEMBER 1, 2012</strong></div>
<div style="text-align: center;"><strong>Church of SS.ma Trinità dei Pellegrini</strong></div>
<div style="text-align: center;"></div>
<div style="text-align: center;"></div>
<div style="text-align: center;"><strong>10.30am</strong> Missa Pontificalis Omnium Sanctorum,</div>
<div style="text-align: center;">celebrat Em.mus ac Rev.mus Dominus</div>
<div style="text-align: center;">WALTER S.R.E. Card. BRANDMULLER</div>
<div style="text-align: center;"></div>
<div style="text-align: center;"><strong>5.30pm</strong> II Vesperae Omnium Sanctorum,</div>
<div style="text-align: center;">et sequentes.</div>
<div style="text-align: center;"></div>
<div style="text-align: center;"></div>
<div style="text-align: center;">***</div>
<div style="text-align: center;"></div>
<div style="text-align: center;"><strong>FRIDAY, NOVEMBER 2, 2012</strong></div>
<div style="text-align: center;"><strong>Church of SS.ma Trinità dei Pellegrini</strong></div>
<div style="text-align: center;"></div>
<div style="text-align: center;"><strong>6.30pm</strong> Missa Pontificalis Pro Omnibus Defunctis,</div>
<div style="text-align: center;">celebrat Ecc.mus Dominus JOSEPH SCIACCA, Ep.</div>
<div style="text-align: center;">Secretarius Gubernatorati Civitatis Vaticanae.</div>
<div style="text-align: center;"></div>
<div style="text-align: center;">***</div>
<div style="text-align: center;"></div>
<div style="text-align: center;"><strong>SATURDAY, NOVEMBER 3, 2012</strong></div>
<div style="text-align: center;"><strong> Church of San Salvatore in Lauro</strong></div>
<div style="text-align: center;"><strong>10.30am </strong>Eucharistic Adoration and greeting of the Pilgrims</div>
<div style="text-align: center;"></div>
<div style="text-align: center;"><strong>Noon </strong>Angelus in San Salvatore in Lauro</div>
<div style="text-align: center;"></div>
<div style="text-align: center;"><strong>1:15pm </strong>Procession towards Saint Peter</div>
<div style="text-align: center;"></div>
<div style="text-align: center;"><strong>Basilica Vaticana of Saint Peter</strong></div>
<div style="text-align: center;"><strong>3:00pm</strong> Missa Pontificalis</div>
<div style="text-align: center;">celebrat Em.mus ac Rev.mus Dominus</div>
<div style="text-align: center;">ANTONIUS S.R.E. Card. CANIZARES LLOVERA,</div>
<div style="text-align: center;">Praefectus Congregationis de Cultu Divino et Disciplina Sacramentorum</div>
<div style="text-align: center;"></div>
<div style="text-align: center;"><strong>5:30pm</strong> Conference in honour of Cardinal Alfons Stickler and M. Michael Davies,</div>
<div style="text-align: center;">Russia Ecumenica Center, Borgo Pio, 141 (Centro Lepanto – FIUV)</div>
<div style="text-align: center;"></div>
<div style="text-align: center;">***</div>
<div style="text-align: center;"></div>
<div style="text-align: center;"><strong>NOTE</strong></div>
<div style="text-align: center;"></div>
<div style="text-align: justify;"><strong>No tickets</strong> are needed to enter in St. Peter for the Holy Mass in EF of Saturday, November 3rd, 2012 at 3 pm. However, you must remember that you have to present yourself to the Vatican Security Gates in due time and sufficiently in advance, i.e. at least at 2pm.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">
<p><strong>Priests and religious</strong> who wish to participate in the choir at St. Pontificiale Mass in St. Peter&#8217;s Basilica, should send an email to the chaplain of the Pilgrimage, Abbé Claudio Barthe:<a href="mail to: barthe.cisp@mail.com" target="_blank"> barthe.cisp @ mail.com</a> It will be necessary the choir dress (cassock and surplice, mozzetta, rochet, etc &#8230;) each according to his degree.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;"><strong>For the procession</strong>, groups may bring their own banners, flags and signs.</div>
<div style="text-align: center;"></div>
<div style="text-align: center;">***</div>
<div style="text-align: center;"></div>
<div style="text-align: center;">
<div id="yui_3_7_2_1_1351581317820_148"><strong id="yui_3_7_2_1_1351581317820_146">Una messa sotto i migliori auspici</strong></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"><a href="http://www.rinascimentosacro.org/wp-content/uploads/2012/10/Augustine-di-Noia.jpg"><img class="alignleft  wp-image-292" title="Augustine di Noia" src="http://www.rinascimentosacro.org/wp-content/uploads/2012/10/Augustine-di-Noia.jpg" alt="" width="238" height="188" /></a>Gli organizzatori del Pellegrinaggio &#8220;Una cum Papa nostro&#8221; sono lieti di annunciare che <strong>S. E. Mons. Augustine Di Noia, Vice-Presidente della Commissione Ecclesia Dei, sarà presente alla Messa conclusiva del Pellegrinaggio</strong>, che verrà celebrata sabato 3 novembre, alle ore 15,00, dal Cardinale Cañizares Llovera nella Basilica di S. Pietro. Il cerimoniere sarà un Officiale della stessa Commissione, il brasiliano don Almiro de Andrade.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Per tutto il popolo Summorum Pontificum, coetus fidelium e preti diocesani, <strong>la partecipazione di Mons. Di Noia è una gioia e un onore</strong>. È anche il segno che, nonostante l&#8217;impegnativa missione affidatagli dal Santo Padre (la riconciliazione con la Fraternità San Pio X), Mons. Di Noia tiene comunque a manifestare la sua sincera attenzione per tutti quanti hanno ancora, talvolta, l&#8217;impressione di essere di troppo nelle loro parrocchie o nelle loro diocesi a causa delle incomprensioni, e anche opposizioni, che suscita la legittima espressione della loro sensibilità liturgica.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">A prescindere dagli altri prelati che saranno a San Pietro sabato, la celebrazione nella forma straordinaria del rito romano da parte del Prefetto del Culto Divino in presenza del Vice-Presidente della Commissione Ecclesia Dei costituisce in se stessa una bella dimostrazione del fatto che &#8220;nessuno è di troppo nella Chiesa&#8221;, come sottolineava il Sovrano Pontefice nel 2008 ai vescovi francesi nel primo anniversario del Motu Proprio Summorum Pontificum. È dunque a <strong>un grande momento di unità e di ringraziamento</strong> che il Coetus Internationalis Summorum Pontificum invita tutti i cattolici sabato prossimo a Roma.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Contatti: <a href="mail to: cisp@mail.com" target="_blank">cisp@mail.com</a> e <a href="mail to: secretary@fiuv.org" target="_blank">secretary@fiuv.org</a></div>
<div style="text-align: justify;">Seguiteci on <a href="www.facebook.com/unacumpapanostro" target="_blank">facebook.com/unacumpapanostro</a><br />
Guillaume Ferluc: 366 70 46 023</div>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.rinascimentosacro.org/ucpn-il-programma-completo-per-una-messa-sotto-i-migliori-auspici/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Bux: &#8220;Favorire la rinascita del sacro nei cuori&#8221;</title>
		<link>http://www.rinascimentosacro.org/bux-favorire-la-rinascita-del-sacro-nei-cuori/</link>
		<comments>http://www.rinascimentosacro.org/bux-favorire-la-rinascita-del-sacro-nei-cuori/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 30 Oct 2012 08:50:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nuovo Movimento Liturgico]]></category>
		<category><![CDATA[PrimoPiano]]></category>
		<category><![CDATA[Canizares Llovera]]></category>
		<category><![CDATA[cardinale]]></category>
		<category><![CDATA[Culto Divino]]></category>
		<category><![CDATA[Nicola Bux]]></category>
		<category><![CDATA[papa]]></category>
		<category><![CDATA[pellegrinaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Una cum papa nostro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.rinascimentosacro.org/?p=284</guid>
		<description><![CDATA[All&#8217;udienza generale dello scorso 3 ottobre, Benedetto XVI ha voluto sottolineare la centralità della liturgia, e ha insegnato che essa &#8220;non è una specie di &#8216;auto-manifestazione&#8217; di una comunità&#8221;, ma &#8220;implica universalità e questo carattere universale deve entrare sempre di [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.rinascimentosacro.org/wp-content/uploads/2012/10/sacro_bjdz1.T0.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-286" title="la rinascita del sacro" src="http://www.rinascimentosacro.org/wp-content/uploads/2012/10/sacro_bjdz1.T0-1024x687.jpg" alt="" width="608" height="408" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">All&#8217;udienza generale dello scorso 3 ottobre, Benedetto XVI ha voluto sottolineare la centralità della liturgia, e ha insegnato che essa &#8220;non è una specie di &#8216;auto-manifestazione&#8217; di una comunità&#8221;, ma &#8220;implica universalità e questo carattere universale deve entrare sempre di nuovo nella consapevolezza di tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">La liturgia cristiana è il culto del tempio universale che è Cristo Risorto, le cui braccia sono distese sulla croce per attirare tutti nell’abbraccio dell’amore eterno di Dio. E’ il culto del cielo aperto&#8221;. È estremamente significativo che un discorso così denso sia stato pronunciato proprio nell&#8217;imminenza dell&#8217;apertura dell&#8217;Anno della Fede: ciò testimonia del ruolo fondamentale che Benedetto XVI assegna alla liturgia nel suo magistero e anche nella nuova evangelizzazione.</p>
<p style="text-align: justify;">A cinque anni dall&#8217;entrata in vigore del Motu Proprio e in vista dell&#8217;ormai imminente pellegrinaggio &#8220;<a href="http://unacumpapanostro.wordpress.com/" target="_blank"><em>Una cum Papa nostro</em></a>&#8220;, che porterà a Roma il &#8220;popolo del Summorum Pontificum&#8221;, abbiamo chiesto a uno dei più profondi conoscitori del pensiero liturgico del Papa, don Nicola Bux, di fare il punto sullo <em>status quaestionis</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Autore del best-seller &#8220;La riforma di Benedetto XVI. La liturgia tra innovazione e tradizione&#8221;, don Nicola è, fra l&#8217;altro, Consultore dell&#8217;Ufficio per le celebrazioni liturgiche del Santo Padre e della Congregazione per il Culto Divino.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1) Don Nicola, 49 anni dopo la sua promulgazione, la costituzione apostolica <em>Sacrosanctum Concilium</em> sembra ancora essere lettera morta in tante diocesi del mondo. Per non parlare della riforma della riforma di Papa Benedetto, della quale lei è un ardente promotore, che fatica ad arrivare nelle nostre parrocchie: in Italia come in Francia, pochi altari e santuari sono stati ripristinati per rispondere all&#8217;invito pontificio a una maggiore solennità del culto liturgico. Come spiega questa distanza tra gli orientamenti liturgici romani e la realtà delle messe domenicali?</strong></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">NB: La Chiesa, lo sappiamo dalla sua storia, si sviluppa mediante riforme e non rivoluzioni, diversamente dal mondo.Perchè sono i suoi uomini a dover cambiare il cuore e la mente, e poi ciò influisce positivamente sul cambiamento delle strutture: un cambiamento che è come lo sviluppo organico del corpo, senza abnormità o sussulti. Così avviene per la sacra liturgia: si sviluppa in modo quasi impercettibile da forme preesistenti; se invece ce se ne accorgesse bruscamente, vorrebbe dire che non è avvenuto un &#8216;aggiornamento&#8217; ma un cambiamento da una cosa ad un&#8217;altra, per cui la norma della preghiera (lex orandi) non corrisponde alla norma del credo(lex credendi). Si è caduti in errore e persino in eresia.</p>
<p style="text-align: justify;">Dell&#8217;opera di riforma di papa Benedetto XVI, non solo della liturgia ma della Chiesa, visto lo stretto rapporto tra le due, ci si accorge che non è altro che l&#8217;attuazione della Costituzione liturgica del Vaticano II, solo se interviene la osservazione appena indicata. Il problema pertanto non è innanzitutto di ripristinare l&#8217;altare in modo che si possa celebrare nelle due forme del rito romano, ma di favorire la rinascita del sacro nei cuori, ossia la percezione che Dio è presente tra noi e quindi il culto è divino, la liturgia è sacra se riconosce la Sua presenza, cioè la adora, e implica gli atteggiamenti conseguenti: inginocchiarsi, raccogliersi, far silenzio, ascoltare ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto alla distanza tra la liturgia papale e quelle locali, c&#8217;è da riflettere: siamo cattolici se riconosciamo il primato del Successore di Pietro, ossia la responsabilità personale datagli dal Signore sulla Chiesa universale; ora, se nella Chiesa universale vi sono diversi riti in specie orientali, a capo dei quali stanno i patriarchi, a capo di quello romano c&#8217;è il Vescovo di Roma che, celebrando in san Pietro o nei viaggi apostolici, opera la salvaguardia dell&#8217;unità sostanziale del rito romano nelle diversità locali (cfr SC 38). Per queste ragioni, la liturgia celebrata dal Vescovo di Roma, non solo è esemplare ma typica, ovvero normativa, in quanto attua le prescrizioni dei libri liturgici, come tutti sono tenuti a fare ovunque, se sono cattolici.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><strong>2) Si sa bene ormai che il Santo Padre propone e non impone. Così sembra fare il Culto divino che pubblica molti documenti ma senza ricorrere a misure normative, pensiamo in particolare alla questione della comunione in mano che è emblematica di un abuso divenuto legge. Da due anni, lei è consultore della Congregazione per il Culto Divino: qual è il potere reale della congregazione in materia?</strong></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">NB: Il Santo Padre non propone sue idee sulla liturgia, ma custodisce e innova quanto la Chiesa riceve dalla tradizione apostolica e da Gesù stesso. Nè una proposta nè una imposizione, bensì l&#8217;obbedienza a Qualcosa che viene sempre prima di noi e che da noi è ricevuto. I documenti dei dicasteri della Curia romana devono solo tradurre in atto tutto ciò, incluse le misure normative e le sanzioni previste dal diritto canonico.Un esempio: l&#8217;Istruzione Redemptionis Sacramentum su alcune cose che si devono osservare ed evitare nella SS.Eucaristia. Chi è al corrente, per esempio, della differenza tra legge e indulto? Perciò non sa risolvere la questione del modo di fare la S.Comunione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il punto è che oggi va ricompreso nella liturgia non solo, ma nella Chiesa, il diritto di Dio, il suo primato e le conseguenze che ha sull&#8217;etica come sul culto a lui dovuto. Possiamo noi inventarci la legge morale? Nemmeno dunque potremmo inventarci il culto senza cadere nel peccato di farci un dio a modo nostro, ossia l&#8217;idolatria. Su questa questione per fortuna proprio Joseph Ratzinger aprì il dibattito con il noto testo Introduzione allo spirito della liturgia; raccolto esemplarmente dal cardinal Raymond Leo Burke ne: La Danza vuota intorno al Vitello d&#8217;Oro, ed.Lindau, e recentemente dal libro di Daniele Nigro, <em>I diritti di Dio. La liturgia dopo il Vaticano II</em>, per i tipi di Sugarco.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><strong>3) Nella lettera ai vescovi che accompagna il Summorum Pontificum, il Santo Padre invitava all&#8217;arricchimento mutuo delle due forme dell’unico rito romano ma per arrivare a quest&#8217;arricchimento ci deve prima essere un incontro fra le due liturgie. Come si fa se la forma straordinaria rimane fuori dalle parrocchie: non è la messa parrocchiale il luogo naturale per quest&#8217;incontro?</strong></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">NB: Il Santo Padre ha ripristinato il rito romano celebrato fino al Vaticano II, definendolo &#8216;forma extraordinaria&#8217; rispetto a quella ordinaria uscita dalla riforma post-conciliare. Lo ha fatto perchè consapevole a motivo degli studi fatti e dei rapporti con insigni studiosi della liturgia, alcuni dei quali periti conciliari, che non erano soddisfatti di quanto si era riformato, ma nemmeno dello stato precedente: si pensi a Joseph Andreas Jungmann, autore di Missarum Sollemnia. Di qui la ragione innanzitutto dell&#8217;arricchimento mutuo tra le due forme, da perseguire con avvedutezza e pazienza, cosa che avviene celebrandole entrambe come sta già avvenendo dappertutto.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è vero che il Papa ha pubblicato il Motu proprio per fare un piacere alla Fraternità Sacerdotale San Pio X: è del tutto alieno dal suo stile e dal suo pensiero. E&#8217; vero invece che deve portare la pace in tutta la Chiesa, dopo decenni di abusi e teoremi, resistenze e indulti. L&#8217;incontro tra le due forme avviene semplicemente celebrandole da parte del medesimo sacerdote e offrendole ai fedeli. Ma ci vorrà tempo per prepararsi, perchè molti ecclesiastici non conoscono più il latino; e si devono preparare anche i fedeli all&#8217;attuazione piena dei n 36 e 54 della Costituzione liturgica che prevedono l&#8217;affiancamento delle lingue correnti al latino, lingua dell&#8217;unità della Chiesa universale.</p>
<p style="text-align: justify;">Domando: è più giusto che in un santuario come Lourdes si celebri la Messa &#8216;internazionale&#8217;, in più lingue, sicchè ogni gruppo ne capisca la quinta parte? Oppure una Liturgia cattolica, nella lingua latina che fa sentire tutti membri dell&#8217;Una Santa Cattolica e Apostolica? Per mettere i fedeli in condizione di capire, è necessario cominciare con sussidi bilingue, e in ogni cattedrale e parrocchia si arrivi a celebrare la Messa secondo il dettato del n 36, come sta facendo il Papa ovunque vada. Questo si può fare anche col Messale di Paolo VI editio typica latina. Perchè la Chiesa universale deve ricorrere all&#8217;inglese, quando ha la sua koinè nella veneranda lingua latina?</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><strong>4) A inizio settembre, ha partecipato a un incontro in Brasile sul Summorum Pontificum, promosso da alcuni vescovi: può dirci che cos&#8217;ha visto e imparato da questo viaggio?</strong></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">NB: Ho imparato ancora una volta come sia vero ciò che dice il Signore nell&#8217;Apocalisse: &#8220;Ecco io faccio nuove tutte le cose&#8221;(21,5). Dove primeggiava la teologia della liberazione, si va affermando la Messa in forma extraordinaria, in molte città del Brasile. Vescovi, sacerdoti, religiosi e fedeli laici in modo sereno e costruttivo attuano l&#8217;insegnamento di Benedetto XVI, si celebra nelle due forme del rito romano e si affronta il dibattito secondo il metodo suggerito da san Pietro: Adorate nei vostri cuori il Signore Cristo, sempre pronti a rendere ragione della speranza che è in voi, con dolcezza, rispetto e buona coscienza(cfr 1 Pt 3,15-16).</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><strong>5) Infine, sabato 3 novembre, in basilica vaticana, il cardinale Cañizares, Prefetto del Culto divino, celebrerà la forma straordinaria in chiusura del pellegrinaggio del popolo Summorum Pontificum a Roma. Che cosa le suggerisce questa notizia: possiamo vedere in questo gesto di colui che è il custode della liturgia per il Santo Padre un esempio dello spirito autentico della comunione ecclesiale che è tanto mancata nel tormentato post-concilio?</strong></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">NB: Il gesto del Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti vuole dimostrare una voltà di più che nessuno è di troppo nella Chiesa, come disse il Papa ai Vescovi francesi nel suo viaggio in Francia nel 2008. La sacra liturgia si differenzia dalle devozioni private per il fatto che è il culto pubblico della Chiesa e non la devozione di singoli, di gruppi o di movimenti. A questi possono essere stati concessi alcuni adattamenti, ma nella salvaguardia dell&#8217;unità del rito romano nelle sue due forme ordinaria e straordinaria. Non sono ammesse altre forme per gruppi particolari. Tuttavia ritengo che per il Papa l&#8217;urgenza grande è che il rito romano innanzitutto nella forma ordinaria sia celebrato con fede, dignità e osservando le prescrizioni dei libri liturgici.</p>
<p style="text-align: justify;">In tal modo, la Messa in forma straordinaria promossa dal <em>Coetus Internationalis Summorum Pontificum</em> deve rappresentare un segno di obbedienza e comunione col Papa. Senza la comunione affettiva ed effettiva col Sommo Pontefice e i Vescovi uniti con lui, non si può dire d&#8217;essere cattolici. Chiederemo istantaneamente al Signore l&#8217;unità &#8211; viene da <em>unus</em> cioè stare insieme intorno ad Uno &#8211; e la pace, sinonimo della comunione &#8211; viene da <em>cum-munera</em> &#8211; mettere insieme i carismi di ciascuno. E speriamo che cessino le rivalità e l&#8217;autoaffermazione, e si promuova la fraternità tra tutti nella carità di Cristo, a cominciare dal proprio ambiente, regione e nazione. © 2012 <a href="http://it.paix-liturgique.org/aff_lettre.asp?LET_N_ID=942" target="_blank"><em>La Paix Liturgique</em></a></p>
</blockquote>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.rinascimentosacro.org/bux-favorire-la-rinascita-del-sacro-nei-cuori/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>&#8220;Il nostro è un martirio bianco che tiene viva la fiamma del diritto di Dio&#8221;: intervista a Emanuele Fiocchi, portavoce del CNSP</title>
		<link>http://www.rinascimentosacro.org/il-nostro-e-un-martirio-bianco-per-tenere-viva-la-fiamma-del-diritto-di-dio-intervista-a-emanuele-fiocchi-portavoce-del-cnsp/</link>
		<comments>http://www.rinascimentosacro.org/il-nostro-e-un-martirio-bianco-per-tenere-viva-la-fiamma-del-diritto-di-dio-intervista-a-emanuele-fiocchi-portavoce-del-cnsp/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 01 Sep 2012 09:21:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nuovo Movimento Liturgico]]></category>
		<category><![CDATA[PrimoPiano]]></category>
		<category><![CDATA[Benedetto XVI]]></category>
		<category><![CDATA[CNSP]]></category>
		<category><![CDATA[Coetus Internationalis pro Summorum Pontificum]]></category>
		<category><![CDATA[Coordinamento]]></category>
		<category><![CDATA[formastraordinaria]]></category>
		<category><![CDATA[ius divinum]]></category>
		<category><![CDATA[liutrgia]]></category>
		<category><![CDATA[rito antico]]></category>
		<category><![CDATA[Summorum Pontificum]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.rinascimentosacro.org/?p=275</guid>
		<description><![CDATA[In vista della conferenza stampa del prossimo 10 Settembre che annuncerà ufficialmente il pellegrinaggio dei pro Summorum Pontificum di tutto il mondo a Roma, vi proponiamo l&#8217;intervista a Emanuele Fiocchi, portavoce del Coordinamento Nazionale del Summorum Pontificum. Qual è il [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><em>In vista della conferenza stampa del prossimo 10 Settembre che annuncerà ufficialmente il pellegrinaggio dei pro Summorum Pontificum di tutto il mondo a Roma, vi proponiamo l&#8217;intervista a Emanuele Fiocchi, portavoce del Coordinamento Nazionale del Summorum Pontificum.</em></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.rinascimentosacro.org/wp-content/uploads/2012/09/Benedetto-XVI-con-la-fiamma.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-276" title="Benedetto XVI e la fiamma della Fede" src="http://www.rinascimentosacro.org/wp-content/uploads/2012/09/Benedetto-XVI-con-la-fiamma.jpg" alt="" width="353" height="520" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Qual è il ruolo del CNSP nel pellegrinaggio del 3 novembre a Roma?</strong></span></span></p>
<blockquote>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">Il “</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Coordinamento nazionale del Summorum Pontificum</em></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">”, è solo uno dei promotori dell&#8217;iniziativa, la quale va ben oltre i confini nazionali ed ha un respiro davvero “cattolico”. Al nostro fianco sono scesi in campo organizzazioni di assoluto prestigio come la </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">Fedezione Internazionale</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><em> “Una Voce”</em></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">, la Federazione Internazionale dei giovani di “</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Juventutem”</em></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"> e la grande “</span></span><em>Notre-Dame-de-Chrétienté” </em>di Versailles che organizza il pellegrinaggio a Chartres con decine di migliaia di fedeli ogni anno<em>.</em></p>
</blockquote>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Le opinioni contro il Coordinamento a cosa si devono?</strong></span></span></p>
<blockquote>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">Credo ad una interpretazione parziale dello spirito con cui il Coordinamento è stato concepito. Il Coordinamento nasce per coordinare quei gruppi di fedeli che si ritrovano nell&#8217;interpretrazione &#8220;benedettiana&#8221; della questione liturgica ereditata dall&#8217;ultima riforma. Una questione da riaprire con carità, coraggio e pazienza sotto la guida di questo Papa.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;unione che gli aderenti cercano nel Coordinamento è per far la loro piccola parte in questo nuovo e profondo movimento liturgico che è in atto nella Chiesa. Ora, tener viva la fiamma della liturgia nella forma straordinaria davanti ai quei fratelli che non capiscono questa scelta e non la condividono &#8211; quando proprio non la ostacolano, cioè spessissimo &#8211; è la nostra personale testimonianza di fede, il nostro contributo a questo movimento.</span></span></p>
</blockquote>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Perché questa scelta, diciamolo pure, difficile e controcorrente?</strong></span></span></p>
<blockquote>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">Perché scegliere di celebrare in rito antico è un martirio bianco che risponde alla grande domanda del Papa.</span></span></p>
</blockquote>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Quale domanda?</strong></span></span></p>
<blockquote>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><em>La crisi della Chiesa nasce dalla liturgia</em>”</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">.</span></span></p>
</blockquote>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Ma questa non è una domanda, fu una affermazione di Benedetto XVI!</strong></span></span></p>
<blockquote>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">Certo, ma rimase una frase sospesa nel vuoto, molti la rubricarono a semplice provocazione, perchè sottintendeva un pragmatico “</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><em>quindi adesso che facciamo</em>?</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">” che spaventava. In realtà il Papa ha posto una domanda teologica fondamentale che picchia in testa ad ogni Vescovo, ad ogni prete e ad ogni laico ogni giorno: se l&#8217;Eucarestia, nella liturgia, genera la Chiesa allora perché certa parte di Chiesa trascura liturgia ed Eucarestia?</span></span></p>
</blockquote>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Già, </strong></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">p</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>erché?</strong></span></span></p>
<blockquote>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">Forse perché quella non è più Chiesa, ma un&#8217;altra cosa: una specie di mutazione genetica della fede, che ha mantenuto il nome di “cattolica” ma dopo anni di brage trascurate ha spento il fuoco dello Spirito e celebra altro.</span></span></p>
</blockquote>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>E perché quella parte di Chiesa ce l&#8217;ha tanto con il rito antico?</strong></span></span></p>
<blockquote>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">Perché quella cosa mutante che s&#8217;aggira nella Chiesa Cattolica digrigna i denti contro la splendente luce di milleseicento anni di sacri riti e sante preghiere, come un demonio contro un esorcismo. La liturgia cattolica celebra una Presenza e quando celebra questa Presenza con la </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><em>devotio</em></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">, ovvero con quella pia virtù di cui molte liturgie sono prive, irrita a morte il Nemico, perché vede che l&#8217;uomo riconosce con onore e decoro la Maestà del suo vero Dio. Il rito antico favorisce in maniera certissima – per la postura, la teologia e la sacralità di cui è intriso &#8211; questa sacra devozione e qualcuno proprio non lo sopporta.</span></span></p>
</blockquote>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>E quindi?</strong></span></span></p>
<blockquote>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">E quindi la forma straordinaria della Sacra Liturgia, laddove viene celebrata, diventa la pietra di scandalo che rivela il pensiero di molti. Un pensiero per niente cattolico, mi creda.</span></span></p>
</blockquote>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Ma la Messa di Paolo VI, che viene chiamata ora “forma ordinaria” della liturgia, non bastava?</strong></span></span></p>
<blockquote>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">Quella è la forma ordinaria, appunto. Eppure secondo il Papa era necessario riaccendere anche l&#8217;altra fiamma, quella delle radici da cui proveniamo, perché era stata quasi spenta e nemmeno il beato Giovanni Paolo II era riuscito a riaccenderla con la </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Quattuor abhinc annos</em></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"> e l&#8217;</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Ecclesia Dei adflicta,</em></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"> a causa delle ostilità di molti vescovi. Ecco, allora, che Benedetto XVI ha donato alla Chiesa il </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Summorum Pontificum</em></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">, un documento che dona d&#8217;autorità il diritto universale e permanente a celebrare anche secondo la forma antica. Noi ci appelliamo a questo diritto e lo difendiamo per tenere accesa quella fiamma.</span></span></p>
</blockquote>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Ma questo non crea divisioni tra i fedeli? In fondo anche nelle critiche al Coordinamento c&#8217;è l&#8217;accusa di voler dividere il tradizionalismo tra posizioni “concilianti” e posizioni “puriste”&#8230;</strong></span></span></p>
<blockquote>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">Come mi dice sempre un carissimo amico: il pensiero del Papa è chiaro, chi la pensa come il Papa sia il benvenuto.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">Nella Chiesa, se si presta fede al Magistero di Benedetto XVI – soprattutto quello liturgico –, queste divisioni non dovrebbero sussistere: ciò che è sempre stato continua a valere anche oggi. Ciò che si fa oggi, invece, potrebbe non essersi sempre fatto, pertanto “</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><em>nihil innovetur nisi in Traditione</em></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">”…</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">Eventuali divisioni, invece, del cosiddetto “tradizionalismo” (che, detto per inciso, credo non dispiacciano affatto a qualcuno), non saranno certo provocate dal </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Coordinamento Nazionale del Summorum Pontificum</em></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">. Questa è una iniziativa che non pretende né di dare patenti di cattolicità, né di comandare sui gruppi stabili che celebrano il rito antico, né di imporre loro alcun “pensiero unico”. Per due semplicissimi motivi.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">Primo, perché – e lo diciamo espressamente – non siamo un&#8217;associazione con delle tessere o dei capi. Abbiamo una struttura ultraleggera, fatta al massimo di alcuni portavoce e moderatori; ci basiamo su una libera e spontanea partecipazione dei gruppi stabili; proponiamo lavori e progetti che il Coordinamento sviluppa su </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><em>input</em></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"> dei gruppi stessi. Per questo, pur augurandoci di crescere, &#8211; già oggi abbiamo una rappresentanza in tutte le regioni italiane &#8211; non abbiamo pretese di esclusività, e siamo pronti ad affiancarci ad ogni realtà che sia sulla nostra stessa lunghezza d’onda, come avviene – per fare un esempio – con il </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Coordinamento Toscano Benedetto XVI</em></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">Secondo motivo: i nostri contenuti sono quelli espressi da Benedetto XVI nel </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Summorum Pontificum</em></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"> e nel suo Magistero, noi lavoriamo su quello, e ci confrontiamo strenuamente con gli oppositori della liturgia tradizionale. E&#8217; per questo che proponiamo agli aderenti la condivisione di un patto di punti in comune che si richiama pressoché testualmente al </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Summorum Pontificum</em></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"> e alla </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Universae Ecclesiae</em></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">. La nostra unione non vuol far la nostra forza, ma la forza del Papa.</span></span></p>
</blockquote>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Non c&#8217;è il rischio di costruire l&#8217;ennesima sovrastruttura?</strong></span></span></p>
<blockquote>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">No, perchè il nostro scopo è pratico e non ideologico. Il </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><em>coetus fidelium</em></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"> è e rimane l&#8217;unità di misura del </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Summorum Pontificum</em></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">: solo il </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><em>coetus</em></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">, infatti, può “chiedere una Messa” o appellarsi alla Pontificia Commissione </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Ecclesia Dei</em></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">. Noi come Coordinamento regionale e nazionale affianchiamo, consigliamo, uniamo gli sforzi, soprattutto quando il </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><em>coetus</em></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"> incontra difficoltà od opposizioni, ma nulla più.</span></span></p>
</blockquote>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>E chi vi accusa di edulcorare la liturgia antica, di favorire le contaminazioni tra i riti?</strong></span></span></p>
<blockquote>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">Una grande falsità nata da un grande equivoco. Il Coordinamento è costruito sul testo del </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Summorum Pontificum </em></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">così come esso è stato impostato: possono non star bene certi termini o certe scelte, ma il documento papale è quello. Un solo rito, due forme separate. Da nessuna parte si parla di sperimentare sulla pelle del rito antico, riabilitare messali del &#8217;65 o legittimare contaminazioni casalinghe tra vecchio e nuovo. Potrei affermare, in concreto, che l’idea del Coordinamento è nata anche dalla necessità di alcuni gruppi di resistere a pressioni che invitavano a far strane commistioni dei messali.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">Questi abusi hanno la stessa radice di tutti gli abusi: si profana lo </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><em>ius divinum. C</em></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">i si impadronisce delle cose sante di Dio, anche con le migliori intenzioni, e si finisce per violare il Suo sacro diritto ad essere adorato come Egli ha stabilito. Ed Egli lo ha stabilito attraverso la Sua Chiesa.</span></span></p>
</blockquote>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Niente pasticci insomma&#8230;</strong></span></span></p>
<blockquote>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">La forma ordinaria è “ordinaria”, quella straordinaria è “straordinaria”: sul campo nessuna contaminazione è accettabile.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">Messe in rito antico con le letture nuove “così il prete prepara una sola predica”, preti che per negligenza rasano allegramente le rubriche per evitare la fatica di impararle, quelli che hanno deciso che nel </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Summorum Pontificum</em></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"> c&#8217;è scritto 1920 o 1965 e non 1962 &#8211; per quanto la discussione è assolutamente legittima e deve rimanere aperta – sono di una creatività liturgica di segno contrario che non è ammissibile neanche per l&#8217;</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><em>Ecclesia Dei</em></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">, figuriamoci per il Coordinamento.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">Il nostro principale dovere è di dare sostegno e decoro alla forma straordinaria, che spesso ha bisogno ancora di un&#8217;adeguata catechesi tra i fedeli e tra gli organizzatori, ed a questo che stiamo lavorando.</span></span></p>
</blockquote>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Eppure nella lettera introduttiva al SP si dice che &#8220;</strong></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><em><strong>le due forme dell’uso del Rito Romano possono arricchirsi a vicenda</strong></em></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><strong> ”&#8230; </strong></span></span></p>
<blockquote>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">Sì, ma subito dopo dice anche “</span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><em>nel Messale antico potranno e dovranno essere inseriti nuovi santi e alcuni dei nuovi prefazi. La Commissione Ecclesia Dei, in contatto con i diversi enti dedicati all’usus antiquior, studierà le possibilità pratiche</em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">”, limitando espressamente i campi e la competenza di questi eventuali interventi. Sono auspici ragionevoli, ma senza arbitrii.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">Sinceramente, io non starei a fasciarmi troppo la testa su quella frase: a noi preme che la forma straordinaria della Sacra Liturgia arricchisca la nostra fede e quella delle realtà ecclesiali in cui viviamo. Per questo auspichiamo che la liturgia tradizionale si diffonda sempre più e i gruppi si inseriscano pienamente nella vita delle diocesi.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">Quanto al resto, mettiamoci in braccio allo Spirito Santo come dei bambini, convinti che, quando e come la Provvidenza vorrà, anche la crisi liturgica che affligge la Chiesa verrà riassorbita.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">Per ora, felicitiamoci, piuttosto, dei sapienti interventi che il Santo Padre ha chiesto all&#8217;ultima edizione del Messale della forma ordinaria, come l&#8217;aggiustamento del “</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><em>pro multis</em></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">” nella traduzione, per esempio. Per questo grande Papa la “dottrina della Fede”, innazitutto. © <em>2012 La Paix Liturgique</em></span></span></p>
</blockquote>
<p align="JUSTIFY">
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.rinascimentosacro.org/il-nostro-e-un-martirio-bianco-per-tenere-viva-la-fiamma-del-diritto-di-dio-intervista-a-emanuele-fiocchi-portavoce-del-cnsp/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Brandmuller: “Calma e pazienza: cosa volete che siano cinquant’anni”</title>
		<link>http://www.rinascimentosacro.org/brandmuller-calma-e-pazienza-cosa-volete-che-siano-cinquantanni/</link>
		<comments>http://www.rinascimentosacro.org/brandmuller-calma-e-pazienza-cosa-volete-che-siano-cinquantanni/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 29 Aug 2012 00:10:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nuovo Movimento Liturgico]]></category>
		<category><![CDATA[PrimoPiano]]></category>
		<category><![CDATA[Brandmuller]]></category>
		<category><![CDATA[Concilio]]></category>
		<category><![CDATA[ermeneutica]]></category>
		<category><![CDATA[Vaticano II]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.rinascimentosacro.org/?p=270</guid>
		<description><![CDATA[Colloquio col Cardinale Walter Brandmüller, storico ecclesiastico ed ermeneuta del Concilio, sul Giubileo d’oro dell’apertura del Vaticano II.   di Guido Horst Il Vaticano Secondo è stato un Concilio Pastorale che ha fornito anche spiegazioni dogmatiche. Vi era mai stata [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Colloquio col Cardinale Walter Brandmüller, storico ecclesiastico ed ermeneuta del Concilio, sul Giubileo d’oro dell’apertura del Vaticano II.</em></p>
<p> <a href="http://www.rinascimentosacro.org/wp-content/uploads/2012/08/Brandmuller.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-271" title="Brandmuller" src="http://www.rinascimentosacro.org/wp-content/uploads/2012/08/Brandmuller.jpg" alt="" width="392" height="413" /></a></p>
<p><em>di Guido Horst</em></p>
<p><strong>Il Vaticano Secondo è stato un Concilio Pastorale che ha fornito anche spiegazioni dogmatiche. Vi era mai stata una cosa simile in precedenza nella storia della Chiesa?</strong></p>
<blockquote><p>In effetti sembrerebbe proprio che con il Vaticano II si sia inaugurato un nuovo tipo di concilio. Già il linguaggio in sé che è venuto ad espressione, nonché l’esaustività dei testi dimostrano che i padri conciliari non erano mossi tanto dall’intento di sentenziare rispetto alle nuove questioni controverse sul piano ecclesiastico e teologico, quanto piuttosto dal desiderio di volgersi all’opinione pubblica della Chiesa e al mondo intero nello spirito dell’annunciazione.</p></blockquote>
<p><strong>Se a distanza di cinquant’anni un Concilio non è stato recepito in maniera idonea dal popolo della Chiesa, non è il caso di dichiararlo fallito? Benedetto XVI ha ammonito da una ingannevole lettura del Concilio, nello specifico relativamente all’ermeneutica della rottura&#8230;</strong></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Questa è una di quelle domande ormai cliché/di repertorio, dettate dal nuovo sentimento esistenziale, da quel sentire convulso tipico dei nostri tempi. Ma cosa sono in fin dei conti cinquant’anni?! Riporti la mente al Concilio di Nicea del 325. Le dispute attorno al dogma di quel concilio – la natura del Figlio ovvero se questi fosse della stessa sostanza del Padre o meno – sono durate per più di cento anni. In occasione del cinquantesimo anniversario del Concilio di Nicea Sant’Ambrogio fu ordinato Vescovo di Milano e fino alla fine dei suoi giorni dovette lottare strenuamente contro gli ariani che rifiutavano l’accettazione delle disposizioni nicene. Di lì a breve un nuovo Concilio: il Primo di Costantinopoli del 381, resosi necessario per completare la professione di fede di Nicea, quando toccò a Sant’Agostino farsi carico delle ambasce e contrastare gli eretici fino a quando non si spense nel 430. Anche il Concilio di Trento &#8211; detto francamente &#8211; fino al giubileo d’oro del 1596 portò pochi frutti. Si dovette aspettare che una nuova generazione di Vescovi e di prelati maturasse nello “spirito del Concilio” affinché esso potesse espletare il suo effetto. Dovremmo concederci un po’ più di respiro.</p>
</blockquote>
<p><strong>Parliamo ora dei frutti che ha sortito il Vaticano II. Cosa Le viene in mente in proposito?</strong></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"> Prima di tutto ovviamente il “Catechismo della Chiesa Cattolica”, in analogia con quello tridentino: a seguito del Concilio di Trento fu varato il <em>Catechismus Romanus</em> inteso a fornire a parroci, predicatori eccetera i parametri per la predicazione e l’annunciazione o evangelizzazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche il Codice di Diritto Canonico del 1983 può essere definito un portato del Concilio. Sarebbe appena il caso di enfatizzare che la forma di liturgia postconciliare con le sue distorsioni e i suoi stravolgimenti non è imputabile al Concilio o alla costituzione liturgica che detto Concilio ha statuito e che peraltro tuttora non è mai stata davvero attuata. La rimozione indiscriminata del Latino e dei Canti Gregoriani nonché l’erezione di altari popolari pressoché a tappeto non possono in alcun modo richiamarsi alle prescrizioni del Concilio.</p>
<p style="text-align: justify;">Col senno di poi volgiamo lo sguardo indietro in particolare alla scarsa sensibilità con cui si è portata avanti la cura delle anime, alla noncuranza pastorale nella forma liturgica. Pensiamo solo agli eccessi consumatisi nella Chiesa che ricordano la Beeldenstorm (tempesta delle immagini) dell’VIII secolo, eccessi che hanno catapultato innumerevoli credenti nel caos più totale/che hanno fatto sì che innumerevoli credenti a un certo punto si siano trovati a brancolare nel buio.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma sull’argomento si è già detto di tutto e di più. Frattanto si è affermata la concezione per cui la liturgia è una esternazione speculare della vita della Chiesa, subordinata invero ad un’organica evoluzione storica, ma che non può, come in realtà è accaduto, essere decretata di punto in bianco <em>per ordre de mufti</em>. E tuttora ci troviamo a pagarne le conseguenze. © <em>2012 <a href="http://vaticaninsider.lastampa.it/homepage/inchieste-ed-interviste/dettaglio-articolo/articolo/concilio-vaticano-ii-17692/" target="_blank">Vatican Insider</a></em></p>
</blockquote>
<div></div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.rinascimentosacro.org/brandmuller-calma-e-pazienza-cosa-volete-che-siano-cinquantanni/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Quaestio/Gamber: &#8220;L&#8217;altare di quaggiù è l&#8217;archetipo celeste&#8221;</title>
		<link>http://www.rinascimentosacro.org/quaestiogamber-laltare-di-quaggiu-e-larchetipo-celeste/</link>
		<comments>http://www.rinascimentosacro.org/quaestiogamber-laltare-di-quaggiu-e-larchetipo-celeste/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 28 Aug 2012 06:40:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Liturgia]]></category>
		<category><![CDATA[PrimoPiano]]></category>
		<category><![CDATA[quaestiones]]></category>
		<category><![CDATA[ad Deum]]></category>
		<category><![CDATA[ad orientem]]></category>
		<category><![CDATA[altare]]></category>
		<category><![CDATA[Gamber]]></category>
		<category><![CDATA[liturgia]]></category>
		<category><![CDATA[oriente]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.rinascimentosacro.org/?p=255</guid>
		<description><![CDATA[di Mons. Klaus Gamber “Poi venne un altro angelo e si fermò all’altare, reggendo un incensiere d’oro. Gli furono dati molti profumi perché li offrisse insieme con le preghiere di tutti i santi bruciandoli sull’altare d’oro, posto davanti al trono” [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>di Mons. Klaus Gamber</em></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.rinascimentosacro.org/wp-content/uploads/2012/08/Pope-kiss-the-altar.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-266" title="Pope kiss the altar" src="http://www.rinascimentosacro.org/wp-content/uploads/2012/08/Pope-kiss-the-altar.jpg" alt="" width="576" height="384" /></a></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: justify;"><em>“Poi venne un altro angelo e si fermò all’altare, reggendo un incensiere d’oro. Gli furono dati molti profumi perché li offrisse insieme con le preghiere di tutti i santi bruciandoli sull’altare d’oro, posto davanti al trono” (Apocalisse 8, 3).</em></p>
<p style="text-align: justify;">Secondo la concezione dell’epistola agli Ebrei, il tempio terreno di Gerusalemme e il suo altare erano l’immagine del santuario che è in cielo ed in cui il Cristo, eterno sacerdote, è entrato (9, 24). La liturgia celeste e la liturgia terrestre sono una cosa sola. Così, secondo il passo dell’Apocalisse citato in epigrafe, un angelo è fermo davanti all’altare d’oro del cielo, con un incensiere d’oro in mano, allo scopo di offrire le preghiere dei fedeli al cospetto di Dio. Anche la nostra offerta terrena non diventa totalmente valida davanti a Dio se non è “condotta dalla mano di un angelo sull’altare celeste”, come è detto nel canone della messa romana.</p>
<p style="text-align: justify;">La concezione secondo la quale l’altare di quaggiù è un immagine dell’archetipo celeste che si trova davanti al trono di Dio, ha sempre determinato sia la sistemazione dell’altare, sia la posizione del sacerdote nei confronti di esso: e noi abbiamo visto che l’angelo che regge l’incensiere d’oro è fermo davanti all’altare. D’altra parte, le prescrizioni che Dio ha dato a Mosè (cfr. Esodo 30, 1-8) hanno certamente svolto un ruolo anch’esse.</p>
<p style="text-align: justify;">Queste osservazioni preliminari erano necessarie per far comprendere a che punto siano cambiate le concezioni attuali circa l’altare. Questo cambiamento non è stato effettuato brutalmente, ma poco la volta; si è cominciato diversi anni fa, prima del Concilio Vaticano II.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella Richtlinien für die Gestaltung des Gotteshauses aus dem Geist der römischen Liturgie (Istruzioni per la sistemazione delle chiese nello spirito della liturgia romana), del 1949, Theodor Klauser sostiene che: “Certi segni fanno intravedere che, nella Chiesa futura, il prete si terrà come un tempo dietro l’altare e celebrerà col viso volto verso il popolo, come si fa ancora oggi in certe basiliche romane; l’augurio, che si solleva dappertutto, di veder più chiaramente espressa la comunione al tavolo eucaristico, sembra esigere questa soluzione” (n° 8).</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che Klauser presentava allora come augurabile, come si sa, nel frattempo è divenuto quasi dappertutto la norma. Si pensa di aver fatto rivivere così un uso della cristianità delle origini. Ora, come dimostreranno chiaramente le spiegazioni che seguono, si può provare con certezza che non si è mai avuta, né nella Chiesa d’Oriente né in quella d’Occidente, alcuna celebrazione versus populum (verso il popolo), ma che, al contrario, per pregare tutti si volgevano sempre ad Oriente, ad Dominum (verso il Signore).</p>
<p style="text-align: justify;">L’idea di un “faccia a faccia” tra il sacerdote e l’assemblea, nel corso della messa, risale piuttosto a Martin Lutero, il quale, nel suo piccolo libro Deutsche Messe und Ordnung des Gottesdienstes (La messa tedesca e l’ordinazione del culto divino), del 1526, all’inizio del capitolo Della domenica per i laici, così scrive: “Noi conserveremo gli ornamenti sacerdotali, l’altare, le luci fino all’esaurimento o fino a quando non riterremo di cambiarle. Lasceremo, tuttavia, che altri possano fare diversamente; ma nella vera messa, fra veri cristiani, occorrerebbe che l’altare non restasse com’è adesso e che il prete si volgesse sempre verso il popolo, come senza alcun dubbio Cristo ha fatto al momento della Cena. Ma questo può attendere.” Ed ecco che il momento atteso è arrivato…</p>
<p style="text-align: justify;">Per giustificare il cambiamento di posizione del celebrante in rapporto all’altare, il Riformatore si riferiva al comportamento di Cristo all’Ultima Cena. In effetti egli aveva davanti agli occhi le abituali raffigurazioni dei suoi tempi: Gesù in piedi o seduto a metà di una gran tavola, con gli Apostoli alla sua destra ed alla sua sinistra.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma Gesù, ha effettivamente occupato tale posto?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Certamente non avvenne così, poiché sarebbe stato contrario agli usi domestici dell’epoca. Al tempo di Gesù, e ancora secoli dopo, si utilizzava sia una tavola rotonda sia una tavola a forma di sigma (a semicerchio). Il davanti di essa veniva lasciato libero, per permettere il servizio. I convitati erano seduti o allungati dietro il semicerchio. Per far ciò utilizzavano dei divani o un banco, anch’esso a forma di sigma. Il posto d’onore non si trovava, come si potrebbe credere, in mezzo, ma a destra (in cornu dextro). Il secondo posto d’onore stava di fronte al primo. Questa disposizione dei posti la ritroviamo, in maniera costante, nelle raffigurazioni più antiche della Cena di Gesù, fino a metà del Medio Evo. Il Signore è sempre allungato o seduto dalla parte destra della tavola (fig. 4). È solo verso il XIII sec. che si incomincia ad imporre un nuovo tipo di raffigurazione: ed allora Gesù è posto dietro la tavola, in mezzo agli Apostoli che lo circondano. È questa l’immagine che Lutero aveva davanti agli occhi. In effetti, essa ha l’apparenza di una celebrazione versus populum. Tuttavia, in realtà non si tratta di niente di simile, poiché il “popolo” verso cui il Signore avrebbe dovuto volgersi, si sa che era assente nella sala della Cena. Cosa questa, che toglie ogni valore all’argomentazione di Lutero. D’altronde, per quanto ne sappiamo, anch’egli non ha mai preteso che si celebrasse volti verso l’assemblea, come in seguito hanno preso l’abitudine di fare i Riformati, soli fra le comunità protestanti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Prima domanda: È possibile. Ma qual era la situazione nella Chiesa delle origini? I fedeli, non erano dunque seduti con il presidente alla “tavola del Signore”?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Qui è opportuno distinguere tra celebrazione dell’àgape – il pasto fraterno – e celebrazione dell’eucaristia, che all’inizio seguiva l’àgape e più tardi la precedette. Io ho già trattato a fondo la questione nel mio studio: Beracha. Nei primi secoli, quando il numero dei membri della comunità era ancora ristretto, si era conservata la stessa disposizione dei posti, a fedele imitazione dell’Ultima Cena, tanto più che essa corrispondeva agli usi dell’epoca. Diverse chiese domestiche della Chiesa delle origini, di cui si sono ritrovate le fondamenta nelle regioni alpine, lo provano chiaramente. Al centro di un locale relativamente piccolo (circa 5 metri per 12,5), si trova un banco in pietra semicircolare, capiente da quindici a venti posti (9). Nelle città, ove il numero dei fedeli era più elevato, si era obbligati ad aggiungere delle tavole supplementari. Il vescovo e i presbiteri stavano seduti ad una di queste, i fedeli nelle altre, le donne separate dagli uomini. Nell’epistola ai Gàlati (2, 11-12), l’apostolo Paolo rimprovera all’apostolo Pietro di aver preso cibo con i giudei convertiti, evitando i pagani convertiti. Ora, mentre per i pasti in comune, le àgapi, si stava seduti a delle tavole, per la celebrazione dell’eucaristia ci si alzava e ci si andava a porre dietro il celebrante, che stava all’altare, come prescrive espressamente la Didascalia degli Apostoli, una istruzione del II-III sec., che esigeva che ci si volgesse esattamente verso Oriente (10).Con gli sviluppi successivi, una volta soppressi i pasti fraterni (verso il IV sec.), le tavole sparirono. I fedeli ormai stavano seduti su dei banchi disposti lungo i muri della chiesa. La tavola d’altare, già in legno, divenne un altare in pietra.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Seconda domanda: Come ci si può opporre agli altari moderni, rivolti verso il popolo, quando essi sono stati prescritti dal Concilio e praticamente sono stati introdotti nel mondo intero?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"> Nella Costituzione conciliare sulla sacra liturgia, promulgata dal Concilio Vaticano II, si cercherà invano una prescrizione che imponga di celebrare la santa messa volti verso il popolo. Ancora nel 1947, papa Pio XII, nella su enciclica Mediator Dei (n° 49), sottolineava come si sbagliassero coloro che volessero ridare all’altare la sua antica forma di mensa (tavola). Fino al Concilio la celebrazione verso il popolo non era autorizzata *, tuttavia essa era tacitamente tollerata da numerosi vescovi, soprattutto per le messe dei giovani. Da noi, in Germania, la nuova posizione del sacerdote fece la sua apparizione con la Jugendbewegung (movimento della giovinezza), negli anni venti, allorché si incominciò a celebrare l’eucaristia per dei piccoli gruppi; a questo proposito, Romano Guardini aveva svolto il ruolo di precursore, con le sue messe al castello di Rothenfels. Il movimento liturgico diffuse quest’uso, soprattutto Pius Parsch, che sistemò in questo senso, per la sua “parrocchia liturgica”, una piccola chiesa romana (Santa Gertrude) a Klosterneuburg, vicino Vienna. Infine, questi sforzi vennero approvati dall’istruzione della Congregazione dei Riti Inter œcumenici, del 1964, che ha ispirato in seguito il nuovo messale. Per le nuove costruzioni è qui prescritto che “È bene costruire l’altar maggiore separato dal muro, perché si possa facilmente girarvi attorno e vi si possa celebrare verso il popolo; esso sarà posto nell’edificio sacro in modo da essere veramente il centro verso il quale si volge spontaneamente l’attenzione dell’assemblea dei fedeli” (n° 91). Sfortunatamente, è esatto che i nuovi altari verso il popolo siano stati installati dovunque nel mondo – almeno per quanto riguarda l’area di diffusione della Chiesa cattolica. Ma, a rigore, essi non sono prescritti. Nelle chiese ortodosse d’Oriente – ove, dopo tutto, vi sono alcune centinaia di milioni di cristiani – si continua a rispettare l’uso della Chiesa delle origini, secondo cui il sacerdote che celebra il Santo Sacrificio è girato, insieme con i fedeli, verso l’àbside. Questo vale sia per le Chiese di rito bizantino (greca, russa, bulgara, serba, ecc.) sia per le Chiese dette di rito orientale antico (armena, siriana, copta). Che l’altare debba essere scostato dal muro “perché si possa facilmente girarvi attorno”, è un’altra questione. Questa esigenza della Congregazione dei Riti si accorda perfettamente con la tradizione ** . Per più di dieci secoli, come fino ad oggi nelle chiese ortodosse d’Oriente, l’altare è rimasto privo di sovrastrutture. Un cambiamento si produsse all’epoca gotica, con l’apparizione delle pale. Queste svolgevano in parte il ruolo dei dipinti dell’àbside e dei muri, raffigurando le diverse tappe della salvezza: dall’Annunciazione all’Ascensione del Signore. Mentre nelle piccole chiese gli altari erano spesso addossati al muro dell’àbside, nelle grandi chiese, come abbiamo visto, erano posti, fino all’epoca gotica, in mezzo al santuario. Ed allora era possibile girarvi intorno al momento dell’incensamento, com’è detto nel salmo 25: “…giro intorno al tuo altare, Signore, per far risuonare voci di lode e per narrare tutte le tue meraviglie”. Per sottolineare la santità dell’altare, questo – almeno nelle grandi chiese – era generalmente sormontato da un baldacchino in materiale prezioso, poggiante su quattro colonne. Ai quattro lati erano fissate delle cortine; certo in riferimento alla tenda del Tempio di Gerusalemme, che separava il Santo dei Santi (Sancta Sanctorum) dal santuario, come Dio aveva prescritto a Mosè: “Farai il velo di porpora viola, di porpora rossa, di scarlatto… Lo appenderai a quattro colonne di acacia, rivestite d’oro… Collocherai il velo sotto le fibbie e là, nell’interno oltre il velo, introdurrai l’arca della Testimonianza. Il velo sarà per voi la separazione tra il Santo e il Santo dei santi” (Esodo 26, 31-33). Come abbiamo già detto, nel rito bizantino è l’iconostàsi che attua la separazione, ma, secondo la concezione ortodossa, essa rappresenta anche, insieme alle icone, l’Ecclesia cœlestis (la Chiesa del Cielo) che celebra di concerto con i fedeli, tanto che essa dev’essere considerata, da quelli che partecipano alla celebrazione, non solo come una separazione, ma anche come un oggetto di contemplazione. In altri riti orientali non bizantini, l’iconostàsi manca; al suo posto vi sono, come presso gli Armeni, due tende: una piccola davanti all’altare e una grande che, in certi momenti della liturgia della messa, nasconde tutto il coro agli occhi dei fedeli. E a questo proposito san Giovanni Crisostomo dice: “Quando vedi chiudere le tende, pensa che in quel momento il cielo si apre lassù in alto e ne discendono gli angeli” (11). Secondo la testimonianza di Guillaume Durand, queste tende furono anche usate in Occidente, fino a metà del Medio Evo. Egli parla di tre vela: uno che ricopre le offerte del sacrificio, il secondo intorno all’altare e il terzo sospeso davanti al coro (12). Mentre la Chiesa delle origini dissimulava l’altare come poteva, ornandolo con tessuti preziosi e con pendoni, ecco che oggigiorno questo stesso altare si trova posto, nudo, in mezzo alla chiesa, esposto a tutti gli sguardi. La sua santità, in quanto luogo delle offerte del sacrificio, si ritrova così meglio evidenziata? Certamente no. A meno che non si voglia prendere in considerazione – contro tutte le tradizioni – la sua funzione di tavola da pasto e la si voglia rendere manifesta in tal modo. Allora, certamente, non mi resta che inchinarmi… Ma, in questo caso, non si tratta più di rendere presente quaggiù il mondo di lassù: si tratta solo dell’uomo e del suo universo. L’universo di Dio, degli angeli, dei santi, diventa marginale: ci sfiora appena. Forse, malgrado tutto, ci si interesserà ancora a un uomo chiamato Gesù e a qualche passo accuratamente selezionato del suo Vangelo!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Terza domanda: Tuttavia, non vi era già nel Medio Evo un altare destinato al popolo, per di più un altar maggiore, come lo abbiamo oggi?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ciò è esatto nella misura in cui, nelle chiese cattedrali e nei monasteri, vi era in genere, da dopo la fine dell’epoca romana, un altare destinato al popolo, posto davanti al jubé; quest’ultimo era una specie di chiusura del coro, un po’ più alta di quella delle chiese antiche, con due entrate che davano sul coro dei canonici o dei monaci, i quali, in tal modo, si trovavano separati dal resto della chiesa. A causa della croce posta al di sopra di quest’altare, o più esattamente sul jubé, l’altare stesso veniva chiamato “altare della croce”. È su questo altare che, in queste chiese, si celebrava la messa per il “popolo” ***, come ogni altra messa destinata ad avere numerosi assistenti: la messa solenne per i funerali, quella per l’incoronazione di un sovrano (fig. 5). Per di più si predicava dall’alto del jubé e solo le messe conventuali (solenni) venivano celebrate all’altar maggiore, nel coro. Dunque, in primo luogo la funzione del jubé non era di elevare una barriera fra il clero e il popolo – e per questo non può essere paragonato all’iconostàsi bizantina – piuttosto esso era destinato a creare, per i canonici e per i monaci, uno spazio apposito, ove si potessero svolgere le funzioni liturgiche del coro (liturgia delle ore, messa conventuale) senza essere disturbati. Per delle ragioni sia liturgiche che architettoniche è stato del tutto irragionevole far sparire il jubé e l’altare della croce, come è accaduto quasi dappertutto in Germania all’epoca dei Lumi, su ordine delle autorità secolari (13). Come allora si procedette a delle importanti modifiche architettoniche all’interno delle chiese – per far sì che i fedeli potessero guardare direttamente l’altar maggiore – così oggi, in seguito al Concilio, quasi tutte le chiese antiche sono state ritoccate con dei lavori di “aggiornamento”. Chi giri adesso il mondo e visiti le chiese, scopre, per la sistemazione del santuario, le soluzioni più singolari. Soprattutto in Italia, dove è stato possibile, gli altari barocchi sono stati privati della loro tavola d’altare che è stata rimpiazzata dai seggi del celebrante e dei suoi assistenti. Si può pensare che sia la meno felice delle soluzioni, visto che la pala perde così la sua antica funzione di riferimento al sacrificio eucaristico per vedersi “degradata” a semplice schienale dei preti. Se non fosse che, nella maggior parte dei casi, l’antico altar maggiore, col suo tabernacolo, serve solo a conservare la santa comunione, così che occorre rassegnarsi al fatto che il sacerdote, in piedi davanti all’altare verso il popolo, gira costantemente le spalle al tabernacolo, lo stesso su cui fino a ieri si fissavano gli occhi dei fedeli in preghiera. Quando occorre, è la corale parrocchiale che si installa sui gradini dell’altar maggiore, con i cantori che volgono anch’essi le spalle al tabernacolo e si servono della tavola d’altare per poggiarvi i loro diversi accessori. Allorché le considerazioni artistiche lo hanno permesso, l’altar maggiore è stato totalmente soppresso, e l’eucaristia viene conservata in un tabernacolo murale laterale; ed allora sorge subito il problema di come occupare lo spazio così liberato dell’àbside. Le soluzioni adottate sono le più diverse. Spesso vi si è installato l’organo, con la sua cassa decorativa, oppure, per la maggior parte del tempo, la corale parrocchiale, oppure si è semplicemente appeso al muro dell’àbside l’antica pala d’altare o un pendone di valore, come fossero degli ornamenti. In definitiva, ognuna di queste soluzioni non è soddisfacente, poiché, installando un nuovo altare, per di più dall’apparenza molto modesta, si è fatto sparire il centro di gravità spaziale costituito dall’altar maggiore, così come era stato concepito dall’architetto che aveva costruito la chiesa. Senza alcun dubbio, A. Lorenzer ha ragione allorché scrive: “Il significato dell’altare, a questo punto, fa parte integrante della chiesa… che lo spostamento di questo “centro di gravità spaziale” dovrebbe indurre ad elaborare un piano interamente nuovo” (14). La cosa assume un’evidenza impressionante nelle grandi chiese, come per esempio nella cattedrale di Spira, ove lo sguardo di coloro che vi entrano si posa subito sull’antico altar maggiore sormontato dal suo baldacchino. Oggi quest’altare sembra fluttuare nel vuoto: la tavola d’altare installata nel coro, malgrado le sue dimensioni, si nota appena in questo spazio tutto volto in altezza, mentre l’altare verso il popolo, alcuni gradini più in basso, non costituisce affatto un “centro di gravità spaziale”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quarta domanda: Nell’Handbuch der Liturgie für Kanzel, Schule und Haus (Manuale di liturgia per la cattedra, la scuola e la casa), del P. Alfons Neugart (1926), si legge: “Nella basilica della Chiesa delle origini, l’altare era posto in mezzo all’àbside del coro e il prete celebrante si metteva dietro di esso, rivolto verso il popolo. Sull’altare non vi erano né croce né luci. I seggi del vescovo e degli ecclesiastici erano disposti tutt’intorno, lungo il muro. È solo più tardi che l’altare venne posto contro il muro, come oggi”. È esatto?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La cosa esatta è che nei primi secoli, i seggi dei vescovi e dei sacerdoti erano posti lungo il muro dell’àbside e non ai lati dell’altare; in ambito greco essi erano spesso nettamente rialzati su diversi scalini, di modo che il vescovo, assiso sul trono, potesse esser visto da tutti e meglio ascoltato al momento del suo sermone, che un tempo pronunciava dal suo seggio. Il seggio centrale era sempre riservato al vescovo, come accade ancora oggi in Oriente. È anche esatto che a quel tempo sull’altare non vi fosse né croce, né luci, né leggio per il messale, ma solo il calice e la patena con le offerte; lo si può constatare nelle raffigurazioni medievali della messa; e se fino ad un’epoca recente si usava decorare con dei fiori il pavimento della chiesa, l’altare non veniva mai decorato. Ecco perché in genere gli altari erano piccoli, con una tavola che raramente raggiungeva un metro quadrato. Nel chiostro della cattedrale di Ratisbona vi è, per esempio, un piccolo altare massiccio in pietra, che risale ad un’epoca molto antica, mentre vi si trova anche, nella “cattedrale antica”, un grandissimo altare di due metri e dieci per un metro e quaranta, che risale probabilmente al V secolo e che rappresenta una “confessione”, vale a dire che faceva parte della tomba di un martire. Ecco spiegata la sua taglia (15)! La limitata superficie della maggior parte degli altari lasciava posto solo per le offerte del pane e del vino: questa particolarità sottolineava significativamente il carattere sacrificale della messa, come accadeva per i sacrifici dei Giudei e dei pagani, per i quali solo le offerte propriamente dette trovavano posto sull’altare. Gli altari di grande dimensione erano rari nei tempi antichi, eppure, al pari degli altri che abbiamo citato, anch’essi erano riccamente ornati di stoffe preziose che cadevano dai quattro lati fino a terra, di modo che le tavole che ricoprivano non si presentavano come tali. Più tardi, in molti posti, si dispose sul lato anteriore degli altari un pendone di stoffa, di legno e di metallo riccamente ornato. Così che non si può affermare che il carattere di pasto della messa sia stato sottolineato dagli altari a forma di tavola. Parleremo dopo più a fondo della posizione del sacerdote all’altare ai tempi della Chiesa delle origini. Qui ricordiamo solo quanto scriveva sulla rivista Der Seelsorger, nel 1967, quindi poco dopo il Concilio, il P. Josef A. Jungmann, autore di un lavoro celebre, Missarum sollemnia: “L’affermazione spesso ripetuta che l’altare della Chiesa delle origini supponesse sempre che il prete fosse rivolto verso il popolo, si rivela essere una leggenda”. Inoltre, Jungmann mette in guardia contro il pericolo che, auspicando l’adozione dell’altare verso il popolo, “se ne faccia un’esigenza assoluta e, alla fine, una moda alla quale ci si sottometta senza riflettere”. Secondo lui, la ragione principale di questa raccomandazione di celebrare rivolti verso il popolo è la seguente: “Vi è qui, innanzi tutto, l’accento esclusivo che oggigiorno si ama tanto mettere sul carattere di pasto dell’eucaristia”. Da parte sua, il cardinale Joseph Ratzinger ha sempre più messo in guardia, in questi ultimi anni, contro il rischio di considerare la liturgia sotto il solo aspetto di “pasto fraterno” (16).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quinta domanda: Il papa non celebra da tempo immemorabile rivolto verso il popolo, e non v’è in San Pietro, a Roma, un altare isolato su un podio, come nella maggior parte delle chiese moderne?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sembrerebbe esatto che l’idea di un altare centrale isolato su un podio sia, in qualche modo, già prefigurata nella chiesa barocca di San Pietro (certo non nella chiesa costantiniana che l’ha preceduta): l’altare papale, leggermente sopraelevato, si trova isolato nel mezzo della chiesa, proprio al di sotto della cupola centrale, posta esattamente sopra la confessione con la tomba del Principe degli Apostoli; esso è facilmente visibile da ogni parte, sia dalla navata sia dai due bracci del transetto. Chi una volta partecipava alle messe papali notava che il papa non era posto, come nel resto della cristianità, davanti all’altare, bensì dietro. Alcuni liturgisti ne deducevano, avventatamente, che in tal modo si fosse conservata la posizione “verso il popolo”, posizione risalente alla Chiesa delle origini. In realtà si tratta, come abbiamo visto, dell’orientamento nella preghiera: la chiesa di San Pietro, a differenza delle chiese antiche, non ha l’àbside ad Est, bensì ad Ovest. Tuttavia, come dimostrano le foto scattate prima dell’elevazione al Soglio di Paolo VI, che intraprese la trasformazione dell’altare papale, i fedeli presenti potevano appena intravedere il papa, a causa dell’enorme dimensione dei candelieri e della croce, posti sull’altare. Non è dunque possibile, a stretto rigore, parlare di celebrazione versus populum. Non si trattava di un privilegio papale, come talvolta è stato affermato. Infatti vi sono a Roma delle altre chiese il cui àbside è posto ad Occidente e non ad Oriente e in cui il celebrante è ugualmente posto dietro l’altare. Nelle chiese moderne, costruite dopo il Concilio, si trova spesso, come a San Pietro, un altare isolato su un podio, ma ad esso manca il coronamento del primo: il baldacchino. Siccome si tratta di un podio isolato in mezzo alla chiesa, e dunque sprovvisto di ogni orientamento – e circondato dalle fila di sedie dei fedeli – è difficile trovare un posto adeguato per la croce dell’altare, di cui abbiamo esposto prima la funzione di punto di riferimento, croce che tuttavia continua ad essere richiesta dalle nuove regole liturgiche. Nell’Institutio generalis del nuovo messale, si prescrive: “Del pari, sull’altare o in prossimità di esso, vi sarà una croce, ben visibile dall’assemblea” (n° 270). Era questo il caso dell’”altare della croce” medievale ****, ma non lo è più adesso quando si verifica che, per soddisfare in una maniera o in un’altra questa prescrizione, si finisce con l’usare una piccola croce o a fianco dell’altare o poggiata su di esso.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sesta domanda: Andava dunque bene che il sacerdote pregasse, come accaduto finora, in direzione del muro? Molto meglio vederlo girato verso l’assemblea!</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Allorché si pone davanti all’altare, il sacerdote non prega in direzione di un muro, ma, insieme a tutti coloro che sono presenti, prega in direzione del Signore. Tanto più che fino ad adesso la cosa che più importava non era tanto di realizzare una qualche comunione, bensì di rendere il culto a Dio, tramite la mediazione del sacerdote, che rappresentava i partecipanti ed era unito ad essi. Parlando della direzione della preghiera, sant’Agostino, vescovo di Ippona, scrive: “Quando ci alziamo per pregare, ci volgiamo verso l’Oriente (ad orientem convertimur), da dove si alza il cielo. Non perché Dio si troverebbe solo lì, non perché Egli avrebbe abbandonato le altre regioni della terra… ma perché lo spirito sia esortato a volgersi verso una natura superiore, e cioè verso Dio” (17). Questo spiega perché dopo il sermone, i fedeli si alzavano per la preghiera e si volgevano verso Oriente. Sant’Agostino li invitava spesso a farlo alla fine dei suoi sermoni, impiegando a mo’ di formula consacrata le seguenti parole: “Conversi ad Dominum… (Rivolti al Signore). Possiamo ricordare qui le parole di san Paolo. Conscio che “finché abitiamo nel corpo siamo in esilio lontano dal Signore, camminiamo nella fede e non ancora in visione” egli preferisce essere “in esilio dal corpo ed abitare presso il Signore” (ad Dominum) (2 Corinti 5, 6-8). Così, volgersi verso il Signore e guardare ad Oriente era, per la Chiesa delle origini, una sola e medesima cosa. Nella sua opera fondamentale, Sol salutis (1920), Joseph Dölger si dice convinto che la risposta del popolo: “Habemus ad Dominum” (Sono rivolti al Signore), al richiamo del sacerdote: “Sursum corda” (In alto i nostri cuori!), significasse anche che ci si volgeva verso Oriente, verso il Signore (p. 256). A questo proposito, Dölger fa osservare che certe liturgie orientali prevedono espressamente questo invito, con un appello espresso dal diacono prima della preghiera eucaristica (anaphora) (p. 251). È il caso dell’anàfora copta di san Basilio, che comincia: “Accostatevi, voi uomini, mantenetevi rispettosi e guardate ad Oriente!”, ed anche dell’anàfora di san Marco, in cui lo stesso appello (Guardate ad Oriente!) viene espresso nel mezzo della preghiera eucaristica, prima del passaggio che conduce al Sanctus. La breve descrizione liturgica del secondo libro delle Costituzioni apostoliche (un’istruzione del IV secolo), dice anch’essa che ci si alza per pregare e ci si volge verso Oriente (18) . L’ottavo libro ci riporta l’appello corrispondente lanciato dal diacono: “Tenetevi in piedi verso il Signore!” (19). Come si può vedere, anche qui vi è il parallelismo fra il guardare ad Oriente e il volgersi verso il Signore. L’uso della preghiera in direzione del sol levante è da tempo immemorabile, come ha dimostrato anche Dölger; lo si ritrova presso i Giudei e presso i Romani. Vitruvio, nel suo lavoro sull’architettura, scrive: “I templi degli dei devono essere posizionati in modo tale che… l’immagine che è nel tempio guardi verso ponente, affinché coloro che andranno a sacrificare siano rivolti verso Oriente e verso l’immagine, di modo che, nel pregare, guardino sia il tempio sia la parte del cielo che è a levante, mentre le statue sembrano levarsi insieme al sole per guardare coloro che le pregano nei sacrifici” (20). Per Tertulliano (200 ca.) la preghiera verso Oriente è cosa scontata. Nel suo piccolo libro, Apologeticum, egli ricorda che i cristiani “pregano in direzione del sol levante” (cap. 16). Questo orientamento nella preghiera è stato evidenziato molto presto nelle case, con una croce sul muro. Se ne trova una in un locale di un piano superiore di una casa di Ercolano, seppellita dall’eruzione del Vesuvio del 79 (21).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Settima domanda: Ma, se non altro, vi sono degli studi, come quello conosciuto del prof. Otto Nussbaum, nei quali si dimostra scientificamente che fin dai tempi più remoti si sono avute delle celebrazioni verso il popolo, e che queste fossero anche le più antiche.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nel suo studio di grande respiro, Der Standort des Liturgen am christlichen Altar (Il posto del liturgo all’altare cristiano), apparso nel 1965, Nussbaum scrive: “Quando comparvero gli edifici cultuali propriamente detti, non vi erano delle regole precise che fissavano da che parte dell’altare dovesse mettersi il liturgo. Egli poteva rimanere sia davanti che dietro l’altare” (p. 408). Egli ritiene che la celebrazione versus populum sia stata preferita fino al VI secolo. Tuttavia Nussbaum non distingue a sufficienza tra le chiese con l’àbside ad Est e quelle con l’àbside ad Ovest e la cui entrata era dunque ad Est. Quest’ultimo orientamento è quasi esclusivo delle basiliche del IV secolo, specialmente di quelle fatte erigere dall’imperatore Costantino e da sua madre Elena, come per esempio la chiesa di San Pietro a Roma. Ma, dall’inizio del V secolo, san Paolino da Nola indica come abituale (usitatior) l’àbside ad Est (22). In effetti, le basiliche con l’entrata ad Est si trovano soprattutto a Roma e nell’Africa del Nord, mentre sono relativamente rare in Oriente (a Tiro e ad Antiochia). L’entrata ad Oriente (basiliche costantiniane) imitava la disposizione del Tempio di Gerusalemme (cfr. Ezechiele 8, 16), come di altri templi antichi, le cui porte aperte lasciavano entrare la luce del sol levante, che faceva scintillare all’interno la statua del dio. Nelle basiliche cristiane con l’entrata ad Est, il celebrante era obbligato normalmente a rimanere davanti al lato “posteriore” dell’altare, al fine di essere rivolto ad Oriente al momento dell’offerta del Santo Sacrificio, esattamente come nelle chiese con l’àbside ad Oriente, nelle quali egli rimaneva “davanti” all’altare (ante altare), quindi con le spalle all’assemblea. Per il fatto che in certe basiliche con l’àbside ad Est vi fosse posto dietro l’altare anche per il celebrante, si è dedotto a volte che quest’ultimo si ponesse da questo lato, volgendosi così verso il popolo; specialmente quando nell’àbside vi era anche un banco per i sacerdoti, con un trono per il vescovo. Ora, si tratta di una conclusione chiaramente errata – adottata peraltro da Nussbaum – come si dimostra, in maniera irrefutabile, con l’aiuto degli scavi archeologici (23). Se così non fosse, per quale motivo si sarebbero costruite queste chiese esattamente orientate ad Est?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ottava domanda: Quando il sacerdote si trovava posto “dietro” l’altare, nelle chiese che avevano l’àbside ad Occidente, come San Pietro a Roma, non si finiva, malgrado tutto, col celebrare rivolti al popolo?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">No! Infatti, durante la preghiera eucaristica (canon missæ), non solo il celebrante, ma anche i fedeli si volgevano ad Oriente. Come ha fatto osservare san Giovanni Crisostomo (24), nei tempi antichi i fedeli stendevano le mani nel corso della preghiera, al pari del sacerdote (cfr. fig. 9, p. 46), e tutti guardavano in direzione delle porte aperte della chiesa, da dove penetrava la luce del sol levante, simbolo di Cristo resuscitato che ritorna. Al di là della particolare venerazione per il sol levante che aveva il costruttore di queste basiliche, l’imperatore Costantino, certamente ha avuto la sua influenza questo passo del profeta Ezechiele (43, 1-2): “Mi condusse allora verso la porta che guarda a Oriente, ed ecco che la gloria del Dio di Israele giungeva dalla via orientale…”. In tal modo, con le porte della basilica aperte sull’Oriente, ci si aspettava che il Cristo venisse a partecipare alla celebrazione dell’eucaristia, come dopo la sua resurrezione era apparso più volte ai suoi discepoli durante il pasto (cfr. Luca 24, 36-49; Giovanni 21; Atti 1, 4). All’origine i fedeli – donne e uomini separati – non stavano nella navata centrale, ma in quelle laterali *****, cosa questa che implicava che, nelle chiese antiche, il numero delle navate laterali potesse arrivare fino a sei (quelle del Laterano e di San Pietro, a Roma, ne hanno solo quattro). In definitiva, questo modo di prender posto nelle navate laterali corrispondeva all’abitudine di fermarsi lungo i muri laterali delle piccole chiese della cristianità delle origini. Tale abitudine è ancora oggi in atto nelle chiese d’Oriente: la navata o lo spazio centrale sotto la cupola rimangono liberi per le funzioni. I fedeli anziani prendono posto su delle sedie (stasidien) lungo i muri della chiesa e nelle navate laterali, gli altri assistono alla messa in piedi. In Oriente, la posizione del corpo più conveniente per la partecipazione liturgica, è quella in piedi, e non l’inginocchiarsi, com’era da noi una volta; tale posizione esige una grande disciplina fisica, soprattutto nel corso di offici che si prolungano. Come si evince da certi scavi e dalle raffigurazioni che sono state trovate (fig. 6), nelle basiliche costantiniane e nord-africane l’altare era quasi al centro della navata. Esso era attorniato da ogni lato da un recinto e, in genere, era sormontato da un baldacchino ******. Il coro dei cantori (schola cantorum) prendeva posto davanti al celebrante. Nelle chiese di Ravenna, benché fossero tutte orientate, si conservò per lungo tempo questa disposizione dell’altare e della schola in mezzo alla navata (25): la cosa è attestata fino all’VIII secolo. Lo stesso accadeva nella chiesa costantiniana di San Pietro, a Roma: l’altare non si trovava, come si potrebbe pensare, al di sopra della tomba dell’Apostolo, ma quasi al centro della navata centrale. In corrispondenza di dove era sotterrato il Principe degli Apostoli, vi era una “memoria” senza altare, sormontata da un baldacchino a colonne, come si può vedere in una raffigurazione molto antica, quella dello scrigno d’avorio di Pola (fig. 7). La supposizione spesso avanzata che vi fosse già un altar maggiore mobile, là ove i pellegrini entrano ed escono per visitare la tomba dell’Apostolo, non ha avuto alcun riscontro. Poiché, nella basiliche con l’àbside ad Occidente e l’altare in mezzo alla navata centrale, i fedeli si disponevano, come abbiamo visto, lungo le navate laterali – fra le cui colonne vi erano, peraltro, dei tendaggi che si aprivano durante la messa – di fatto non volgevano le spalle all’altare; cosa che peraltro non avrebbe neanche potuto essere supposta visto il rispetto che si portava alla santità dell’altare; bastava una leggera rotazione del corpo per volgersi, senza difficoltà, in direzione dell’entrata, verso Oriente. Anche nel caso inverosimile che nel corso della preghiera eucaristica i fedeli non guardassero verso l’entrata, ma verso l’altare, resta il fatto che, anche così, non si sarebbe potuto verificare il faccia a faccia tra il celebrante e l’assemblea, poiché, come abbiamo già detto, nei tempi antichi l’altare era nascosto dalle tende. A partire dal Medio Evo, l’altare di queste basiliche venne generalmente trasferito verso l’àbside. Nella chiesa di San Pietro ciò avvenne, come si sa, nel 600, sotto il papato di Gregorio Magno, il quale apportò anche importanti modifiche al coro e fece costruire una cripta circolare che permettesse ai pellegrini di recarsi liberamente alla tomba dell’Apostolo, senza dover passare per il presbiterio (fig. 8). Col passare degli anni, il popolo si dispose via via nella navata centrale. In una certa epoca (impossibile da precisare oggi), in queste basiliche costantiniane, gli assistenti smisero di volgersi verso Oriente, per rimanere rivolti all’altare; fu allora che si giunse ad una parvenza di celebrazione versus populum.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nona domanda: Qual era la posizione del sacerdote e dei fedeli, in quelle chiese che avevano l’àbside orientato, chiese che costituivano, come si sa, la maggioranza dei santuari antichi?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nelle basiliche a navate multiple e con l’àbside orientato, i partecipanti alla messa si disponevano in piedi lungo le navate laterali e in fondo alla navata centrale. In tal modo formavano una sorta di semicerchio aperto verso Oriente; il celebrante si veniva a trovare così nel punto di convergenza di questo semicerchio (al centro del cerchio virtuale). Invece, nelle basiliche che avevano l’àbside ad Occidente, il sacerdote, i chierici ed i cantori si venivano a trovare alla sommità di questo stesso semicerchio. Quando, più tardi, i fedeli finirono con l’occupare l’intera navata centrale, disponendosi in colonna, si venne a creare qualcosa di dinamico, che somigliava alla colonna del popolo di Dio in marcia nel deserto, in direzione della terra promessa: come se la posizione verso Est indicasse anche la meta della colonna: il Paradiso perduto che si cercava ad Est (cfr. Genesi 2, 8). Il celebrante e i suoi assistenti formavano la testa della colonna. La disposizione iniziale, quella che componeva un semicerchio, si presentava invece come composta secondo un princìpio statico: l’attesa del Signore che era asceso in cielo verso Oriente (cfr. Salmi 67, 34; Zaccaria 14, 4) e da lì sarebbe ritornato (cfr. Matteo 24, 27; Atti 1, 11); come quando si riceve una personalità eminente, e si arretra, a formare un semicerchio, per accogliere in mezzo l’ospite d’onore. San Giovanni Damasceno scrive: “Al momento della sua Ascensione, egli salì verso Oriente, è così che l’adorarono gli Apostoli, ed è così che ritornerà, allo stesso modo in cui lo videro salire in cielo, come ha detto il Signore stesso: “Come la folgore viene da oriente e brilla fino a occidente, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo” (Matteo 24, 27). Ecco perché l’attendiamo e l’adoriamo rivolti ad Oriente: è una tradizione non scritta degli Apostoli” (26). Sulla base di questa concezione, a partire dal VI secolo circa, in numerose chiese – come si vede nelle pitture dell’epoca a Bawit, in Egitto – si raffigurava l’Ascensione del Signore sotto la volta principale dell’àbside: in alto il Cristo glorioso condotto da due angeli, al di sotto Maria, che rappresentava la Chiesa, in preghiera con le mani volte al cielo, alla sua destra ed alla sua sinistra gli Apostoli. Questa raffigurazione rappresentava sia la glorificazione di Gesù in cielo sia la sua seconda venuta, secondo le parole rivolte dai due angeli agli Apostoli al momento dell’Ascensione: “Questo Gesù che è stato di tra voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo” (Atti 1, 11) (27). Più tardi, nei dipinti delle àbsidi in Occidente, il Cristo in trono nella mandorla fu tratto da queste antiche raffigurazioni, e, come Majestas Domini circondata dai simboli dei quattro evangelisti, divenne il tipico dipinto delle àbsidi dell’arte romana. Nell’Oriente bizantino il Signore che ascende in cielo venne dipinto sia sotto la volta principale dell’àbside, come Pantocrate, sia sotto la cupola che sovrastava l’altare insieme al complesso dell’Ascensione; in quasi tutti i casi, però, la Madre di Dio non vi figurava più perché la sua immagine era riservata alla decorazione dell’àbside (fig. 2). Il posto centrale attribuito a Maria nell’àbside si deve sicuramente ad un passo dell’Apocalisse: “Allora si aprì il santuario di Dio nel cielo e apparve nel santuario l’arca dell’alleanza… Nel cielo apparve poi un segno grandioso: un donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle” (Apocalisse 11, 19; 12, 1). Si noterà qui la relazione tra Maria-Ecclesia e Arca dell’Alleanza, ma anche il fatto che il velo del tempio – e cioè il santuario che questo copriva – si apriva solo in certi momenti ben precisi. Il mistero, il tremendum, esige d’esser velato, e così nasce il desiderio di vederlo rivelarsi; cosa che oggigiorno si dimentica troppo facilmente. L’apostolo Paolo scrive: “Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia” (I Corinti 13, 12). Guardare ad Est non significa solo guardare al Signore trasfigurato in cielo e atteso alla fine dei tempi, ma esprime anche il desiderio della manifestazione ultima, della rivelazione della gloria futura.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Decima domanda: Tuttavia, il fatto che nelle più antiche basiliche romane l’altare e l’àbside potessero trovarsi in tutte le direzioni è in contraddizione con l’affermazione che alle origini si sarebbe sempre pregato verso Est e che di conseguenza le chiese fossero “orientate”. Come si spiega?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il fatto è che in questo caso si tratta di chiese edificate su del materiale da costruzione risalente all’Antichità, oppure di chiese che le condizioni locali non permettevano che venissero perfettamente orientate. Tuttavia, questo non impediva che il sacerdote ed i fedeli si volgessero insieme verso l’Oriente per la preghiera e il sacrificio, come voleva l’uso cristiano abituale. Così, per esempio, la celebre chiesa di San Clemente, a Roma, che è stata edificata su delle antiche fondazioni, ha l’entrata a sud-est: ecco perché il celebrante si dispone dietro l’altare; d’altronde, una celebrazione davanti l’altare non sarebbe assolutamente possibile, data la disposizione dei luoghi. Per guardare verso Oriente, al momento del Santo Sacrificio, al sacerdote basta girare leggermente il corpo; lo stesso dicasi per i fedeli disposti nelle navate laterali (a San Clemente la navata centrale serve per la schola, in essa si trovano anche i due amboni per la lettura dell’epistola, del graduale e del Vangelo). Nel suo libro, Le rite et l’homme, Louis Bouyer scrive: “L’idea che la basilica romana sarebbe la forma ideale della chiesa cristiana, perché permetterebbe una celebrazione in cui il prete e i fedeli si disporrebbero faccia a faccia, è un completo controsenso. È l’ultima delle cose a cui gli antichi avrebbero pensato” (p. 241). Ad ogni modo, come abbiamo già visto, il preciso orientamento delle chiese, come lo si riscontra a partire dal IV-V secolo, non avrebbe avuto senso se non fosse stato in stretta relazione con l’orientamento nella preghiera. A sostegno dell’opinione secondo la quale l’altare propriamente detto (e la croce che lo sovrasta) sarebbe il punto di riferimento verso il quale si volgono i fedeli e che, idealmente, dovrebbero attorniare, si ama citare, a mo’ d’esempio, l’espressione del memento dei vivi, del canone della messa: “… et omnium circumstantium…” (… e di tutti i circostanti…). Occorre precisare che, nel suo significato filologico, il termine circumstantes contenuto in questa espressione designa globalmente “le persone presenti” e non solo “quelli che si trovano in cerchio intorno a…”; tant’è che, dagli scritti dell’epoca, non si ha notizia di casi di fedeli che si sarebbero disposti in cerchio attorno all’altare durante la celebrazione della messa. D’altronde, non avrebbero potuto farlo, se non altro perché i laici, come ancora oggi in Oriente, non avevano il diritto di penetrare nel santuario. Il rispetto si sviluppa quando è incoraggiato dai comportamenti esteriori e, se è il caso, dalle interdizioni destinate ad evitare le profanazioni. Quando, per esempio, un sagrestano può poggiare sull’altare, senza il minimo scrupolo, una sedia o una scala per sistemare dietro l’altare, in alto, dei candelieri o dei fiori, la santità di questo altare ne resta rozzamente offesa. Cosa inimmaginabile in una chiesa d’Oriente! Di contro, possiamo dire che l’espressione “… et omnium circumstantium…” può far pensare alla buona abitudine che dovrebbero prendere i fedeli durante l’offerta del Santo Sacrificio: in piedi, pieni di rispetto (fig. 9). Ma, ai giorni nostri, queste “persone presenti” si trasformano facilmente in “persone sedute” (in modo confortevole) su delle sedie, anche a causa della presenza di queste ultime nelle chiese attuali, le quali invitano a prender posto. Certo, cambiare il modo di vedere moderno in questo campo non sarebbe cosa facile; tuttavia non si dovrebbe mai dimenticare che la stazione eretta è l’attitudine liturgica per eccellenza, che fra l’altro favorisce lo spirito comunitario.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Undicesima domanda: Tutto ciò è molto bello… Ma non bisogna fare i conti con il fatto che l’uomo moderno non è più tanto capace di comprendere che per pregare bisogna volgersi ad Oriente?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per lui il sol levante non ha più la forza simbolica che aveva per l’uomo dell’Antichità e che ha ancora oggi per i paesi mediterranei, battuti dal sole in maniera più intensa che da noi, “uomini del nord”. Ai cristiani odierni è quanto meno la comunione della mensa eucaristica che più importa. Anche se l’uomo moderno non presta più attenzione alla direzione esatta verso cui prega – anche se i musulmani continuano a volgersi verso la Mecca e i giudei verso Gerusalemme – tuttavia non dovrebbe avere difficoltà a comprendere il significato che riveste il fatto che il sacerdote e i fedeli preghino insieme nella stessa direzione. Ad ogni modo, l’uso che tutti i presenti siano insieme orientati “verso il Signore” è qualcosa di atemporale e conserva anche oggi tutto il suo significato. A fianco dell’aspetto teologico relativo al faccia a faccia tra il sacerdote ed i fedeli al momento della celebrazione del sacrificio eucaristico, è il caso di richiamare anche i problemi di ordine sociologico, che appartengono anch’essi alla messa in risalto della “comunione della mensa eucaristica”. Il prof. W. Siebel, nel suo piccolo libro intitolato Liturgie als Angebot (La liturgia all’asta), pensa che il sacerdote volto verso il popolo può essere considerato come “il più perfetto simbolo del nuovo spirito della liturgia”, “La posizione in uso fino a ieri faceva apparire il prete come il capo e il rappresentante della comunità, che parlava a Dio a nome di quest’ultima, come Mosè sul Sinai: la comunità indirizza a Dio un messaggio (preghiera, adorazione, sacrificio), il prete, in quanto capo, trasmette questo messaggio, e Dio lo riceve”. Con la nuova pratica, continua Siebel, il sacerdote “non sembra più neanche il rappresentante della comunità, ma piuttosto si presenta come un attore che – almeno nella parte centrale della messa – svolge il ruolo di Dio, un po’ come a Oberammergau o in altre rappresentazioni della Passione”. E conclude: “Ma se, in nome di questa nuova svolta, il prete diventa un attore incaricato di interpretare il Cristo sulla scena, ecco che allora, a causa di questa riproposizione teatrale della Cena, Cristo e il prete finiscono con l’identificarsi in una maniera a momenti insopportabile”. Siebel spiega anche la buona volontà con la quale i preti hanno adottato la celebrazione versus populum: “Il considerevole disorientamento e la solitudine dei preti hanno fatto sì che essi cercassero dei nuovi punti d’appoggio per il loro comportamento. Fra questi vi è il sostegno emotivo che procura al prete la comunità riunita intorno a lui. Ma ecco che nasce immediatamente una nuova dipendenza: quella dell’attore di fronte al suo pubblico”. Anche K. G. Rey, nel suo libro Pubertätserscheinungen in der katholischen Kirche (Manifestazioni pubertarie nella Chiesa cattolica), dichiara: “Mentre fino a ieri il prete offriva il sacrificio in quanto intermediario anonimo, in quanto capo della comunità, rivolto a Dio e non al popolo, in nome di tutti e con tutti; mentre fino a ieri pronunciava delle preghiere… che gli erano state prescritte, oggi questo prete ci viene incontro in quanto uomo, con le sue particolarità umane, col suo stile di vita personale, il viso rivolto a noi. Per molti preti diviene forte la tentazione di prostituire la propria persona, tentazione contro la quale non hanno la statura per lottare. Alcuni molto astutamente, ed altri con meno astuzia, volgono la situazione a proprio vantaggio. Le loro attitudini, la loro mimica, i loro gesti, tutto il loro comportamento attira gli sguardi che si fissano su di loro, per le loro ripetute osservazioni, le loro direttive, le parole d’accoglienza o d’addio… In tal modo, il successo dei loro suggerimenti costituisce, in cuor loro, la misura del loro potere e, quindi, la norma della loro sicurezza” (p. 25). A proposito dell’augurio espresso da Klauser, e che abbiamo riportato prima, “di veder più chiaramente espressa la comunione al tavolo eucaristico”, grazie alla celebrazione versus populum, lo stesso Siebel, nel suo libro citato, dichiara: “L’augurata riunione dell’assemblea attorno al tavolo della Cena, non può certo contribuire al rafforzamento della coscienza comunitaria. In effetti, solo il prete sta vicino al tavolo, e per di più in piedi; gli altri partecipanti al pasto sono seduti più o meno lontani, nella sala del teatro”. E aggiunge: “In genere, il tavolo è posto lontano dai fedeli, su un palco, così che non è possibile far rivivere gli intimi rapporti che esistevano nella sala in cui si svolse la Cena. Il prete che svolge il suo ruolo girato verso il popolo, difficilmente può evitare di dare l’impressione di rappresentare un personaggio che, pieno di gentilezza, viene a proporci qualcosa. Per limitare questa impressione si è provato a piazzare l’altare in mezzo all’assemblea; ed allora non si è più obbligati a guardare solo il prete, l’occhio può spaziare anche sugli assistenti che gli stanno a fianco; ma così facendo si fa sparire il distacco esistente fra la spazio sacro e l’assemblea: l’emozione un tempo suscitata dalla presenza di Dio nella chiesa, si muta in un pallido sentimento che a mala pena si distingue dalla ordinaria quotidianità”. Ed allora, possiamo dire che il sacerdote posto dietro l’altare, con lo sguardo rivolto al popolo, diviene, dal punto di vista sociologico, sia un attore interamente dipendente dal suo pubblico, sia un venditore che ha qualcosa da proporre. Nel suo libro, che abbiamo già citato, Das Konzil der Buchhalter, Alfred Lorenzer richiama ancora altri punti di vista, in particolare d’ordine estetico: “Non solo il microfono rivela ogni respiro, ogni rumore occasionale, ma la scena che si svolge assomiglia molto più alla presentazione televisiva di certe ricette di cucina, che alle forme liturgiche delle Chiese riformate. Mentre in queste ultime l’azione sacra è stata emarginata – ridotta al massimo di semplicità e brevità – nella riforma liturgica cattolica essa conserva il suo posto principale: privata dei suoi ornamenti gestuali essa conserva minuziosamente tutta la complessità del suo svolgimento, ed è ormai presentata agli occhi di tutti in una pseduo-trasparenza che confonde la percezione sensibile delle manipolazioni con la trasparenza del mito, manipolazioni che sono eseguite in maniera tale che ogni dettaglio di questo rituale alimentare finisce con l’essere esibito sempre con poca discrezione; si vede un uomo rompere con difficoltà un’ostia che resiste, si vede com’egli se la ficca in bocca, si diviene testimoni di abitudini masticatorie personali, non sempre molto belle, di modi con cui ingoiare del pane secco, di tecniche usate per far girare il calice da purificare e di sistemi più o meno abili per asciugarlo” (p. 192). Queste sono le conseguenze sociologiche della posizione del celebrante di fronte all’assemblea. Certo, le cose stanno diversamente al momento della proclamazione della parola di Dio. Questa presuppone proprio il faccia a faccia tra il prete e il popolo, come è stato sempre scontato che il predicatore si volgesse verso i fedeli, al pari del diacono che cantava il Vangelo. Ma, come abbiamo ripetuto, è cosa diversa la celebrazione del vero e proprio sacrificio eucaristico: in questo caso la liturgia non si concretizza in una “offerta” ai fedeli, come nel caso della liturgia della Parola, si tratta bensì di un avvenimento sacro nel corso del quale il cielo e la terra si uniscono e il Dio della grazia si inclina verso di noi. Solo al momento della comunione, del pasto eucaristico vero e proprio, si ritorna al faccia a faccia tra il prete e i comunicandi. E questi cambiamenti di posizione del celebrante nei confronti dell’altare hanno un preciso significato simbolico e sociologico: quando il celebrante prega e sacrifica ha, al pari dei fedeli, gli occhi rivolti a Dio, mentre quando proclama la parola di Dio e distribuisce l’eucaristia si volge verso il popolo. Come abbiamo visto, il volgersi verso l’Est è così antico che la Chiesa ha fatto di questa attitudine un uso che non può essere modificato. “Si cerca” costantemente “con gli occhi il luogo ove è posto il Signore” (J. Kunstmann) o, come dice Origène nel suo libro sulla preghiera (cap. 32), il volgersi ad Oriente è “un simbolo, quello dell’anima che guarda verso il sorgere della vera luce”, nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e Salvatore Gesù Cristo” (Tito 2, 13).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dodicesima domanda: Perché, come si sostiene, il carattere sacrificale della messa sarebbe meno chiaramente espresso quando il prete è girato verso il popolo?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La domanda può essere ribaltata: dal momento che gli specialisti sanno molto bene che esaltare “l’altare rivolto al popolo” non significa richiamarsi ad una pratica della Chiesa delle origini, perché non ne traggono le inevitabili conseguenze? Perché non sopprimono i “tavoli da pranzo” eretti con una sorprendente coralità nel mondo intero?Molto probabilmente perché questa nuova posizione dell’altare corrisponde, meglio dell’antica, alla nuova concezione della messa e dell’eucaristia. È molto chiaro che oggigiorno si vorrebbe evitare di dare l’impressione che la “tavola santa” (come viene chiamato l’altare in Oriente) sia un altare per il sacrificio. Senza dubbio è la stessa ragione per la quale, quasi dappertutto, si pone sull’altare un mazzo di fiori (uno solo), come sulla tavola da pranzo di una famiglia in un giorno di festa, insieme a due o tre ceri: questi quasi sempre a sinistra, il vaso dal lato opposto. L’assenza di simmetria è voluta: non bisogna creare dei punti di riferimento centrali, come quando si mettevano i candelieri alla destra ed alla sinistra della croce che stava in mezzo; qui si tratta solo di una tavola da pranzo. Non ci si mette dietro l’altare del sacrificio, ci si mette davanti; già il sacrificatore pagano faceva così, il suo sguardo era diretto verso la raffigurazione della divinità a cui si offriva il sacrificio; anche nel Tempio di Gerusalemme si faceva così: il sacerdote incaricato di offrire la vittima stava davanti alla “tavola del Signore”, come si chiamava il grande altare dell’olocausto nel cuore del Tempio (cfr. Malachia 1, 12), e questa “tavola del Signore” era collocata di fronte al tempio interno ov’era custodita l’Arca dell’Alleanza, il Santo dei Santi, il luogo in cui dimorava l’Altissimo (cfr. Salmi 16, 15). Un pranzo si consuma con il padre di famiglia che presiede, in seno alla cerchia famigliare; mentre invece, in tutte le religioni, esiste una apposita liturgia per il compimento del sacrificio, liturgia che prevede che il sacrificio si compia all’interno o davanti ad un santuario (che può essere anche un albero sacro): il liturgo è separato dalla folla, sta davanti ai presenti, di fronte all’altare, rivolto alla divinità. In tutti i tempi, gli uomini che hanno offerto un sacrificio si sono sempre rivolti verso colui al quale il sacrificio era diretto e non verso i partecipanti alla cerimonia. Nel suo commento al libro dei Numeri (10, 27), Origène si fa interprete della concezione della Chiesa delle origini: “Colui che si pone dinanzi all’altare dimostra con ciò di svolgere le funzioni sacerdotali. Ora, la funzione del prete consiste nell’intercedere per i peccati del popolo”. Ai giorni nostri, in cui il senso del peccato sparisce sempre più, la concezione espressa da Origéne sembra essersi largamente perduta. Lutero, lo si sa, ha negato il carattere sacrificale della messa: egli non vi vedeva altro che la proclamazione della parola di Dio, seguita da una celebrazione della Cena; da qui la sua preoccupazione di vedere il liturgo rivolto verso l’assemblea. Certi teologi cattolici moderni non negano direttamente il carattere sacrificale della messa, ma preferirebbero che questo passasse in secondo piano al fine di poter meglio sottolineare il carattere di pasto della celebrazione; questo, il più delle volte, a causa di considerazioni ecumeniche a favore dei protestanti, dimenticando però che per le Chiese orientali ortodosse il carattere sacrificale della divina liturgia è un fatto indiscutibile. Solo l’eliminazione della tavola da pranzo e il ritorno alla celebrazione all’”altar maggiore” potranno condurre ad un cambiamento nella concezione della messa e dell’eucaristia, e cioè alla messa intesa come atto d’adorazione e di venerazione di Dio, come atto d’azione di grazia per i suoi benefici, per la nostra salvezza e la nostra vocazione al regno celeste, e come rappresentazione mistica del sacrificio della croce del Signore. Questo, tuttavia, non esclude, come abbiamo visto, che la liturgia della Parola sia celebrata non all’altare, ma dal seggio o dall’ambone, com’era un tempo durante la messa episcopale. Ma le preghiere devono essere tutte recitate in direzione dell’Oriente, e cioè in direzione dell’immagine di Cristo nell’àbside e della croce sull’altare. Visto che durante il nostro pellegrinaggio terreno non ci è possibile contemplare tutta la grandezza del mistero celebrato, e ancor meno lo stesso Cristo, né l’”assemblea celeste”, non basta parlare ininterrottamente di ciò che il sacrificio della messa ha di sublime, bisogna invece fare di tutto per mettere in evidenza, agli occhi degli uomini, la grandezza di questo sacrificio, per mezzo della stessa celebrazione e della sistemazione artistica della casa del Signore, in particolar modo dell’altare. Allo svolgimento della liturgia e alle immagini, si può applicare ciò che dice dei “veli sacri” lo Pseudo Dionigi l’Areopagita, nella sua opera Sui nomi divini (1, 4): questi veli “che [ancora adesso] nascondono lo spirituale nell’universo sensibile, e il sovra terreno nel terreno, che conferiscono forma e immagine a ciò che non ha né forma né immagine… Ma il giorno verrà che, essendo divenuti incorruttibili e immortali e avendo raggiunto la pace beata accanto a Cristo, saremo, come dice la Scrittura, presso il Signore (cfr. I Tessalonicesi 4, 17) tutti pieni di contemplazione per la sua apparizione visibile”. @ <a href="http://www.missagregoriana.it/?p=960" target="_blank">m<em>issagregoriana.it</em></a></p>
<p><em>Tratto da Klaus Gamber, &#8220;Tournés vers le Seigneur!&#8221;, Editions Sainte-Madeleine, Le Barroux, France, pp. 19-55.</em></p>
<h5>NOTE:</h5>
<p><em>(9) – Cfr. K. Gamber, Das Patriarchat Aquileja und die bairische Kirche (Il Patriarcato di Aquileia e la Chiesa bavarese), pp. 22-55</em></p>
<p><em>(10) – II, 57, 2-58, 6 (Paderborn, 1906), ed. Funk.</em></p>
<p><em>(11) – Migne, PG 62, 29.</em></p>
<p><em>(12) – Rational, I, 3, n° 35.</em></p>
<p><em>(13) – Sull’argomento cfr. l’articolo di K. Gamber in Das Münster, 1985.</em></p>
<p><em>(14) – Das Konzil der Buchhalter (Il concilio dei contabili), p. 200.</em></p>
<p><em>(15) – Cfr. K. Gamber, Ecclesia Reginensis, pp. 49-66.</em></p>
<p><em>(16) – Cfr. Entretiens sur la foi, Fayard, 1975, p. 158.</em></p>
<p><em>(17) – Migne, PL, 34, 1277.</em></p>
<p><em>(18) – Cap. 57, 14, ed. Funk, p. 165.</em></p>
<p><em>(19) – Cap. 12, 2, ed. Funk, p. 494.</em></p>
<p><em>(20) – I, libro 4, cap. 5, ed. E. Tardieu et A. Cousin fils, p. 173.</em></p>
<p><em>(21) – Cfr. E. C. Conte Corti, Vie, mort et résurrection d’Herculanum et de Pompéi, fig. 29.</em></p>
<p><em>(22) – Ep. 32, 13 (Migne, PL 61, 337).</em></p>
<p><em>(23) – Cfr. K. Gamber, Liturgie und kirchenbau (Liturgia e costruzione delle chiese), pp. 16-18.</em></p>
<p><em>(24) – Migne, PG 62, 204.</em></p>
<p><em>(25) – Cfr. K. Gamber, Liturgie und kirchenbau (Liturgia e costruzione delle chiese), pp. 132-136.</em></p>
<p><em>(26) – Migne, PG 94, 1136.</em></p>
<p><em>(27) – Cfr. K. Gamber, Sancta sanctorum, pp. 31-34.</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.rinascimentosacro.org/quaestiogamber-laltare-di-quaggiu-e-larchetipo-celeste/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
